Un velo di silenzio avvolge i suicidi

Un velo di silenzio avvolge i suicidi


 UN VELO di silenzio avvolge il tema dei suicidi: è quanto afferma l’ultima metanalisi della Stirling Universiy (Scozia) soprattutto per quanto riguarda i giovani adolescenti, apparso su Child and Adolescent Mental Health. Nella ricerca viene messo in evidenza anche il linguaggio usato per evitare la parola suicidio prediligendo il termine auto-lesioni. È inoltre  segnalata la difficoltà dei ragazzi nel chiedere aiuto e trovare ascolto direttamente. Lynne Gilmour, del Nursing, Midwifery and Allied Health Professions Research Unit (NMAHP-RU) della Stirling, prima firmataria dello studio condotto con l’Edinburgh Napier University, segnala che «il suicidio globalmente è la seconda causa di morte tra i più giovani ma di fatto non esiste un consenso su modelli di intervento e terapie: dobbiamo ascoltare gli adolescenti e i giovani per essere capaci di sviluppare interventi appropriati». Dalla metanalisi  su quattro studi che ha riguardato ricerche su 44 giovani, età 11-24 anni, emerge anche un silenzio intorno al suicidio da parte dei giovani con i sanitari: “non si sentono ascoltati”, dicono gli esperti.

L’influenza dei coetanei

La vulnerabilità degli adolescenti è anche al centro di un ampio articolo sull’ultimo numero del Lancet (Adolescence and mental health di Sarah-Jayne Blakemore, UCL Institute of Cognitive Neuroscience di Londra). L’analisi si sofferma sulle ragazze più soggette a sintomi di depressione e ansia e ragazzi vittime di disturbi dovuti maggiormente ad uso di sostanze e conseguenti suicidi. Secondo le più recenti ricerche le esperienze ambientali influenzano modalità e sviluppo del cervello e l’articolo sottolinea quanto forte sia l’influenza dei coetanei, segnalando che le sperimentazioni e i rischi vengono vissuti più in gruppo che da soli.

LEGGI Morti per suicidio in calo in tutto il mondo, sono più uomini

Ragazzine a rischio

Allarmante è, secondo i dati raccolti nello studio apparso su JAMA Network Open a cura del Nationwide Children’s Hospital lo sproporzionato incremento di suicidi tra le ragazzine (soprattutto tra i 10 e i 14 anni) rispetto ai maschi negli Stati Uniti. I dati Oms segnalano che la mortalità suicidale è 1,75 volte più alta nei maschi che nelle femmine. Dal 2007 negli Usa, per quanto riguarda l’età 10-19 anni, vi è stato un incremento per entrambi i sessi ma assai più alto nelle ragazzine.

La serie tv

Ma affrontare il tema del suicidio non sembra semplice e non sempre si fa nel modo corretto. «Attenzione a divulgare notizie e parlare di suicidio senza accortezze: l’emulazione è sempre un pericolo dietro l’angolo», avverte Roberto De Vogli, psicologo, professore associato e vice-direttore del Centro Diritti Umani dell’Università di Padova, «dall’altro lato non parlarne affatto cancella ogni possibilità di intervento». A questo proposito su Social Science & Medicine viene analizzata la serie Netflix “13 Reasons Why“, arrivata alla terza stagione. Nonostante le accortezze e i video degli esperti, due diversi focus con interviste sulla seconda stagione della serie sembrano problematizzare l’approccio utilizzato.

LEGGI Carceri, la piaga del sovraffollamento e l’aumento dei suicidi nelle celle

Il programma racconta della diciassettenne Hanna bullizzata e aggredita sessualmente prima di decidere di metter fine alla propria vita: da qui si dipana l’intreccio con il ruolo degli adulti e della scuola e le interazioni e i segreti dei giovani intorno al suicidio che ha scosso la comunità. «Un potenziale effetto contagioso», è il primo verdetto dello studio che ha intervistato 729 giovani tra i 18 e i 29 anni. Ma è un risultato contraddittorio. Chi aveva interrotto la visione dopo la prima serie o non ha concluso di vedere la seconda dimostrava un più alto rischio di suicidio e minor ottimismo sul futuro. Non così per chi aveva finito di vedere tutta la seconda stagione, con un declino delle idee suicidarie e di autolesionismo, persino minori rispetto a chi non aveva per nulla visto il programma.

LEGGI Lo studio: “In sette anni mille suicidi per motivi economici”

Suicidi e crisi economica

La negazione della tematica suicidale sembra poi investire anche i dati su possibili relazioni tra crisi economica e suicidi. Almeno così sembra se confrontiamo la negazione della correlazione spesso espressa dall’Istat e da molti “autori scettici” e i nuovi dati che ha racconto il professor De Vogli che insegna a Padova dopo anni di docenza negli Usa (università di California e Michigan) e Gran Bretagna (University College di Londra). «Abbiamo riesaminato i dati fino al 2015, tutte le serie temporali prima e dopo la crisi del 2008», racconta lo psicologo. Ebbene: in Italia (data base Italian Health for All) tra il 2008 e il 2015 ci sarebbero stati 1251 suicidi in più tra i maschi e 123 tra le donne a causa della crisi economica (soprattutto fasce basso reddito età 45-64 anni).

«Tuttavia, ripetendo lo stesso calcolo,- precisa il professore –  usando il numero di suicidi assoluto (invece dei tassi standardizzati dei suicidi) sono emerse stime diverse: 2298 suicidi in eccesso tra i maschi e 303 tra le femmine. La crisi è associata a un aumento di suicidi nella maggior parte dei paesi studiati, come l’Italia, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Grecia, la Spagna, la Polonia, l’Ungheria, la Germania, l’Irlanda e la Francia. Due ulteriori systematic reviews hanno inoltre osservato che la crisi ha incrementato, non solo i suicidi ma anche lo stress e le malattie mentali», aggiunge De Vogli. Ma non è solo questo il dato, anche se il professore ammette che vi siano una complessità di elementi e differenze, individuali e sociali, quando si affronta il tema dei suicidi. «Si è visto anche che l’aumento della disoccupazione non comporta necessariamente un incremento di suicidi; molto dipende dai livelli d’investimento in protezione sociale. Nei paesi e regioni che investono di meno, la correlazione tra disoccupazione e suicidi è forte e positiva, mentre non è così in paesi e regioni caratterizzati da forti protezioni sociali».


L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica