Un test della personalità. Per scoprire gli effetti dell'operazione alla prostata

Un test della personalità. Per scoprire gli effetti dell’operazione alla prostata


BARCELLONA – Chi soffre di ansia, irritabilità e ha una certa tendenza a buttarsi giù di morale potrebbe avere un rischio maggiore di disfunzione erettile e incontinenza in seguito a un intervento chirurgico per tumore alla prostata. Anche se già di per sé questo tipo di interventi possono comportare eventi avversi, ora un nuovo studio fa emergere che negli uomini con una personalità caratterizzata da insicurezza emotiva, ansia, preoccupazione, tensione e pessimismo, questo rischio è più alto. Lo studio, condotto presso l’Ospedale universitario di Oslo, è stato presentato a Barcellona dove è in corso il congresso dell’Associazione europea di urologia
 
 

Lo studio sulla percezione della qualità di vita

 
I ricercatori hanno esaminato i dati di 982 uomini sottoposti a chirurgia prostatica all’Ospedale universitario di Oslo. Attraverso la compilazione di un questionario sulla percezione della qualità di vita, è emerso che il 22% di questi pazienti aveva forme di nevrosi abbastanza elevate in linea con la prevalenza di questo disturbo in Norvegia. Nel resto dei paesi europei questo profilo psicologico interessa circa un quinto degli uomini. Questi pazienti hanno mostrato un punteggio significativamente peggiore sugli esiti del loro ricovero dopo la prostectomia radicale. “In media i pazienti altamente nevrotici hanno ottenuto un punteggio peggiore del 20% su una serie di effetti collaterali come la disfunzione erettile, perdite urinarie e problemi intestinali. Questi risultati rispecchiano quelli di altri studi che hanno mostrato come la personalità possa avere un impatto sulla ripresa dopo la malattia ma sono necessari altri studi”, spiega Karol Axcrona dell’Akershus University Hospital in Norvegia e principale autore dello studio.
 

Quanto conta la personalità

 
Fino ad ora si pensava che le differenze nei risultati dell’intervento chirurgico fossero legate soprattutto alle diverse tecniche operatorie e alle fasi del tumore. Ora questo studio mostra che anche i tratti della personalità possono avere un impatto sull’esito dell’intervento chirurgico. “La nevrosi non è una malattia ma un tratto della personalità così come essere estroversi o introversi. Tutti noi siamo più o meno nevrotici. Quello che abbiamo capito ora è che i pazienti che mostrano una maggior tendenza alla nevrosi hanno esiti peggiori tre anni dopo l’intervento chirurgico. Questo è un effetto reale e i medici devono tenerne conto così come – prima e dopo un trattamento oncologico – prendono in considerazione i vari fattori fisici”. Secondo gli esperti, questo significa che potrebbe essere utile disporre di test della personalità a cui sottoporre i pazienti prima degli interventi chirurgici per individuare quelli che potrebbero aver bisogno di un counselling psicologico in modo da migliorare la ripresa dopo la malattia. “E’ un lavoro interessante e originale che potrebbe avere delle ricadute preziose per le persone interessate da questo problema, ma potrebbe essere difficile testare tutti i pazienti; quindi, in termini pratici, potremmo aver bisogno di preselezionare coloro che hanno un rischio maggiore”, commenta Arnulf Stenzl, direttore dell’area scientifica dell’Associazione europea di urologia. “Sappiamo che circa un uomo su cinque tende ad essere nevrotico, ma dobbiamo essere più sicuri di come questo si traduca in effetti clinici o psicologici postoperatori, quindi abbiamo bisogno di più dati”.
 

L’esempio di Manuel Bortuzzo

 
Insomma, come spesso accade, la relazione mente-corpo è molto forte e può fare la differenza. “Chi ha una personalità ansioso-depressiva, ha una percezione delle complicanze che è sicuramente peggiore rispetto a chi ha una personalità positiva”, commenta Walter Artibani, urologo e segretario della Società Italiana di Urologia, che cita come esempio Manuel Bortuzzo, il giovane nuotatore rimasto su una sedia a rotelle dopo essere stato colpito da un colpo di pistola per un errore di persona. “Lui è un altro Alex Zanardi – prosegue l’urologo. Ha visto nell’incidente che ha subito un’opportunità di vita e non una tragedia. Quindi, in ogni cosa che ci accade nella vita, quello che conta è la percezione che ne abbiamo. Così, allo stesso modo, dopo un intervento alla prostata può essere più che naturale un periodo transitorio di deficit dell’erezione, ma alcuni uomini reagiscono mentre altri si piangono addosso”, conclude il presidente della Siu.  
 
 

Gli effetti collaterali degli interventi alla prostata

 
Attenzione, però, a non considerare i problemi post-operatori solo come una ‘invenzione’ o un’esagerazione frutto di nevrosi perché effettivamente alcuni eventi avversi possono verificarsi. “Nonostante il miglioramento delle tecniche chirurgiche – prosegue  Artibani – esiste la possibilità di avere fenomeni di incontinenza urinaria transitoria in circa il 20% dei casi con un recupero nell’arco di 4-5 mesi mentre un’incontinenza permanente si verifica in una percentuale di casi al di sotto del 3%”. Per quanto riguarda la disfunzione erettile, la questione è più complessa. “Può verificarsi in una percentuale di casi che oscilla dal 60 all’80% ma sappiamo che ci sono tre variabili che predicono il recupero della funzione erettiva e che sono un’età inferiore a 65 anni, la quantità e qualità dell’attività sessuale precedente e la presenza di una partner motivata a recuperare la sessualità della coppia”, conclude l’urologo. 
 
 
 
 
 

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