Un italiano su quattro rinuncia alle cure per motivi economici

Un italiano su quattro rinuncia alle cure per motivi economici


LO SGUARDO dell’ennesimo sondaggio sulla sanità italiana, conferma il buono e ri-segnala il cattivo. Questa volta è un’indagine, “Prima edizione. Outlook Salute Italia 2021. Prospettive e sostenibilità del Sistema Sanitario”, del network Deloitte, importante e storico insieme di aziende di servizi multidisciplinari. Si è chiesto ad un consistente numero rappresentativo di italiani maggiorenni (3960 afferma il sondaggio) un giudizio su vari fronti: frequenza di fruizione dei servizi negli ultimi 3 anni, valutazione della qualità dei servizi pubblici e privati rispetto all’anno precedente, diffusione e motivazione di cure e assistenza fuori dalla propria Regione (il cosiddetto “turismo sanitario”), rinuncia alle cure per motivi economici, conoscenza e attivazione di polizze sanitarie, percezione dell’innovazione in campo sanitario (digitalizzazione, telemedicina, utilizzo di tecnologie).

Lo studio

Oltre sei su dieci intervistati hanno fatto esami di laboratorio (per l’81% in strutture pubbliche o convenzionate) o utilizzato il medico o pediatra di famiglia. Il 44% che ha avuto bisogno di cure odontoiatriche ha utilizzato quasi 8 volte su 10 professionisti privati o servizi di libera professione in strutture pubbliche. Screening e prevenzione nell’80% lo fa il pubblico o strutture convenzionate. Il 21% degli intervistati ha utilizzato negli ultimi 3 anni il Pronto Soccorso, assai meno chi ha un reddito più alto. Chi è più abbiente fa anche più visite specialistiche, compresa odontoiatria, e diagnostica strumentale. Il 57% degli intervistati avrebbe sostenuto spese per servizi sanitari per la famiglia, uno su tre tra i 1000 e i 5000 euro. Il 29% (che diventa il 41% nelle Isole e il 36% nel Meridione) avrebbe rinunciato a qualche tipo di cura per “motivi economici”. E tra questi c’è un 21% della fascia di reddito alta e il 27% di quella media. Troppo costose anche per loro?

Ssn promosso

Detto questo il Servizio Sanitario risulta promosso (voto 6,2 su 10) persino nelle Isole e nel Sud, e quello Privato ancor di più (7,2 su 10). I servizi erogati nell’ultimo anno sarebbero rimasti uguali per il 43% del campione, poco o molto peggiorati per il 38%: più negativo secondo gli anziani, chi ha un reddito basso e le donne. Se il 118 e il medico di famiglia risultano i servizi più apprezzati, le liste d’attesa per ricoveri, diagnostica e visite ambulatoriali sono il tallone d’Achille del sistema (ma quanto si è detto e scritto su questo tema!). Un terzo degli italiani si sarebbe spostato in altre Regioni (72%) o all’estero (28%) per cercare la miglior struttura o medico o, appunto, a causa delle liste d’attesa. Con ovvi problemi di spesa e di impatto sul bilancio familiare.

Un paese che invecchia

Facile intuire che l’obiettivo del sondaggio-ricerca abbia a che vedere con il bisogno di far quadrare i conti in un Paese che invecchia, meno persone attive, costi alti delle nuove cure, cronicità, autosufficienza. La domanda sulle polizze assicurative sanitarie va in quella direzione, e la presenza al dibattito successivo della manager di Allianz divisione Health ne è testimonianza. Il privato che integra e collabora con il pubblico è la ricetta sollecitata. In Italia l’assicurazione sulla salute non è molto apprezzata. Se lo fa l’azienda va bene, ma ben pochi (uno su 5) la sottoscrive. Eppure – dice il sondaggio – chi è assicurato in tre casi su 4 lo consiglia ad amici e parenti. Il costo e il non fidarsi delle assicurazioni sono le motivazioni di una diffidenza assai diffusa.

Le nuove tecnologie

Sebbene con la presenza al dibattito della professoressa del Sant’Anna di Pisa ed ex ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Maria Chiara Carrozza si è voluto dare una spinta sul fronte dell’innovazione (insieme al presidente di Medtronic Italia, Michele Perrino, azienda all’avanguardia in campo dei dispositivi medici e chirurgici) la percezione dell’innovazione nella sanità italiana è deprimente. Sulla digitalizzazione del settore rispetto ad altri settori, il 38% del campione lo giudica inferiore, il 32% uguale e il 21% non si esprime. Operatori sanitari con competenze digitali? Per il 41% è sufficiente e per il 20% insufficiente. Il 41% degli intervistati non sa cosa sia il fascicolo elettronico sanitario (la storia clinica del paziente digitalizzata, personalizzata e unificata per consultazione). Solo il 37% ha ricevuto via email un referto e il 35% ha prenotato un servizio online. Il 23% utilizza anche una chat o un’app per comunicare con il medico. L’8% ha usufruito di servizi di telemedicina.

L’appello degli esperti per migliorare il sistema

Secondo Guido Borsani, senior partner Deloitte (che ha illustrato tutta l’indagine) non ci sono “ricette”. Borsani ma sottolinea la complessità della questione e la validità del Sistema sanitario italiano, seppur con necessità di revisioni e innovazioni. La regionalizzazione, come tante volte si è notato, ha complicato il quadro invece che migliorarlo: ma la questione meridionale non è certo nata nel 1978 con la riforma sanitaria, dovremmo aggiungere. Se la sussidiarietà con controllo pubblico sembra l’orientamento dei più, un amministratore regionale (Vito Montanaro,Direttore Generale, Puglia) ha parlato di frustrazione per regole, vincoli, modalità organizzative che bloccano o frenano di molto le innovazioni e i progressi. Mentre Michele Perrino di Medtronic Italia e consigliere di American Chamber of Commerce in Italy (che ha patrocinato l’evento romano) ha fatto riferimento alle proposte di “The Value Agenda for Italy”, frutto di un lavoro comune tra attori pubblici, privati e associazioni e società scientifiche (“cinquecento firmatari”, racconta il manager) consegnato all’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin e ora riposto, di nuovo, nelle mani del ministro Roberto Speranza.

Un pamphlet di una trentina di pagina con analisi e proposte concrete condivise, paziente al centro, sostenibilità, efficienza, misurazione di efficacia, duplicazione dei servizi, piattaforma informatica integrata.Quando si legge in quel documento “quadro logico nazionale su cui organizzare i servizi regionali” e trasparenza con Public Reporting, si ha l’impressione, speriamo sbagliata, della difficoltà tutta italica di fronte alla sfida. La logica e la trasparenza di Regioni e amministrazione centrale vacilla da decenni.

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Carlo Verdelli
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