Un cocktail di farmaci contro il tumore al rene

Un cocktail di farmaci contro il tumore al rene


BOSTON – Un mix di farmaci si è rivelato efficace per contrastare il tumore al rene e potrebbe diventare un trattamento di prima linea per la cura della malattia. A sostenerlo una ricerca del Dana-Faber Cancer Institute di Boston, pubblicata sul New England journal of Medicine. I pazienti che hanno ricevuto l’immunoterapico avelumab e la terapia target axitinib, hanno avuto un vantaggio significativo nella sopravvivenza senza progressione del cancro rispetto a coloro che hanno ricevuto solo il sunitinib (Sutent), il trattamento standard per il carcinoma a cellule renali, la forma più comune di cancro ai reni.

Lo studio

“I pazienti che hanno ricevuto la combinazione di farmaci avevano anche un tasso di risposta più alto il che significa che i loro tumori regredivano cosa che invece non accadeva al gruppo che riceveva l’altra terapia”, spiega Toni K. Choueiri, MD, autore senior e dello studio Javelin Renal 101 e direttore del Lank Center for Genitourinary Oncology di Dana-Farber.

Potrebbe dunque trattarsi di una nuova via per curare questa forma di tumore urologico. La ricerca ha coinvolto 886 pazienti con carcinoma a cellule renali precedentemente non trattato e avanzato che hanno ricevuto la combinazione di farmaci o sunitinib da solo. Si tratta di una malattia che colpisce di più gli uomini: in un caso su tre.

La durata della terapia

La sopravvivenza libera dalla progressione mediana ( il periodo di tempo prima che il cancro cominciasse a peggiorare) era di 13,8 mesi nel gruppo combinato e di 7,2 mesi nei pazienti che ricevevano solo sunitinib. Questi risultati sono stati applicati in modo specifico ai pazienti le cui cellule tumorali sono risultate positive per il checkpoint Pd-L1 che è bloccato dall’avelumab.
La percentuale di pazienti i cui tumori si sono classificati era del 55,2 per cento con avelumib più axitinib e 25,5 per cento con sunnib nei pazienti che erano positivi per Pd-L1.

“Un anno fa abbiamo studiato la tossicità di questa combinazione di farmaci su 55 persone ed è andata bene. Dà una buona risposta sui pazienti metastatici. Sono pazienti che non possono fare la chemio perché non funziona nel tumore al rene”, aggiunge Choueiri.

 
Su altri tumori

Ora i ricercatori sperano di poter ricevere al più presto l’approvazione della terapia della Food and Drug Administration. E intanto continueranno i test per confermare i risultati della ricerca. “Questo trattamento puo’ funzionare – concude Choueiri –  anche su altri tumori come quello al tumore e alla vescica. Si è aperta una nuova strada. Dobbiamo fare altre sperimentazioni in auesta direzione”.
 
Ogni anno a 38.000 italiani, con più di 70 anni, viene diagnosticato un tumore urologico. Il più frequente è quello alla prostata che tuttavia ha un minor impatto clinico di altri tumori perché in una percentuale non trascurabile dei casi risulta in forma latente asintomatica, soprattutto negli over 80. Il carcinoma del rene e, in maggior misura, quello della vescica invece hanno una notevole espressione clinica. Questi tumori inoltre negli ultimi anni hanno manifestato un aumento di incidenza, in particolare nelle persone d’età avanzata. Il numero di casi di tumore del rene è aumentato del 7% nell’ultimo quinquennio.
 

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Carlo Verdelli
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