Tumori, uno su tre viene scoperto per caso

Tumori, uno su tre viene scoperto per caso


IL 64% DEGLI ITALIANI è abbastanza soddisfatto dell’assistenza offerta dal Servizio sanitario, ma le differenze regionali continuano ad essere forti: la percentuale dei giudizi positivi va dall’81% dei lombardi al 26% dei cittadini della Calabria, dove si registra anche il picco (36%) dei giudizi negativi. Sono le principali indicazioni che emergono dalla ricerca “L’Italia e la lotta ai tumori: il punto di vista di pazienti e cittadini”, realizzata a livello nazionale e in sei Regioni dall’Istituto Ipsos, che ha coinvolto in modo parallelo cittadini e pazienti oncologici e onco-ematologici su temi legati alla salute e all’assistenza sanitaria. La ricerca è stata presenta oggi in occasione del Forum Annuale del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” promosso da Salute Donna onlus e da 24 Associazioni che dal 2014 si confrontano con le Istituzioni nazionali e regionali per migliorare la presa in carico e la tutela dei diritti dei pazienti oncologici.

Il punto di vista di pazienti e cittadini 

La ricerca è stata condotta su 1779 pazienti oncologici seguiti dalle associazioni che hanno aderito all’iniziativa e su 1831 cittadini con focus dedicati su sei regioni (Calabria, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna e Sicilia). “Il primo dato che emerge – spiega Nando Pagnoncelli di Ipsos Italia –  è che quasi la metà dei cittadini si sente ancora poco informata sul tumore: al Nord come al Sud solo un italiano su due (55%) ritiene di avere sufficienti informazioni. Ancora da migliorare anche l’informazione su test genetici, farmaci innovativi e presenza di Breast Unit, che riscontrano bassi livelli di notorietà sia tra i cittadini che presso i pazienti: solo il 43% dei cittadini e il 51% dei pazienti sono al corrente dei test cui si può avere accesso per mappare la predisposizione genetica alla malattia, il 47% dei cittadini e il 61% dei pazienti sanno dei farmaci innovativi dedicati alla cura del tumore e ancora più limitata la conoscenza dei Centri di Senologia multidisciplinari, le cosiddette Breast Unit, note solo a poco più di un cittadino su 3 e in egual misura ai pazienti.

Quando la salute è affidata al caso

Ma uno dei dati più sconcertanti è che ancora oggi un tumore su tre tra quelli che affliggono i pazienti intervistati è stato scoperto per caso e solo il 6% è stato evidenziato da un controllo di screening offerto dal Sistema Sanitario Nazionale con rilevanti differenze regionali, dal 9% della Lombardia al 2% della Calabria.

La spaccatura tra Nord e Sud

Le differenze regionali non sono scomparse e tornano ad emergere quando si tratta di esprimere i livelli di soddisfazione per gli elementi strutturali del percorso di cura. Sono circa il 64% i pazienti lombardi soddisfatti della qualità del reparto di ricovero, mentre quelli di Sardegna e Calabria esprimono un giudizio positivo, rispettivamente, solo nel 40% e nel 41% dei casi. La concentrazione dei centri di eccellenza nell’area lombarda viene riconosciuta dall’83% dei pazienti intervistati in regione, mentre la Calabria pecca sia per disponibilità di questa offerta specifica (nota solo al 35% dei pazienti oncologici), ma anche per ciò che concerne la chirurgia, sia in ambito oncologico (34%). “Bisogna implementare le reti delle cure palliative, anche pediatriche, per dare dignità ai malati fino alla fine, e le reti oncologiche, oggi presenti solo in nove regioni per migliorare i percorsi di diagnosi e cura – dichiara il Viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto al Forum – con l’intesa Stato-Regioni dello scorso aprile sono state attivate le nuove linee guida organizzative per favorire lo sviluppo omogeneo delle reti su tutto il territorio nazionale e spero che presto venga attivato un coordinamento centrale delle reti da parte del Ministero della Salute per velocizzarne la realizzazione. Vorrei comunque sottolineare che in Europa siamo il Paese con la più alta sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di tumore. Questo significa che il nostro SSN, nonostante i tagli del passato, ha lavorato e continua a lavorare bene”.

Cortesia e umanità senza confini

La qualità dei cosiddetti aspetti umani mettono, invece, d’accordo i pazienti oncologici di tutte le Regioni monitorate sia per quanto concerne la capacità di mettere il paziente a proprio agio (cortesia ed empatia), sia per quanto riguarda il riconoscimento della professionalità, medici e infermieri calabresi (7 su 10 i soddisfatti) nulla hanno da invidiare a lombardi (76%) o sardi (72%). Meno omogenei i livelli di soddisfazione per la presenza di team multidisciplinari che prendano in carico il paziente: si va dal minimo del 35% di soddisfazione espressa dai pazienti sardi, passando per il 59% dei siciliani al massimo del Lazio, con il 73% dei pazienti soddisfatti per questo servizio.

Un premio per i ‘politici della salute’

Con l’obiettivo di iniziare una nuova fase nei rapporti tra Associazioni di pazienti e mondo politico, nel corso del Forum sono stati proclamati i vincitori della prima edizione del Cancer Policy Award, un riconoscimento onorario assegnato ai politici che hanno interpretato e tradotto in Atti a livello nazionale e regionale i punti più importanti dell’Accordo di Legislatura sottoscritto dalle Associazioni dei pazienti con le istituzioni. “Dobbiamo lavorare ancora molto, tutti insieme, per migliorare l’informazione, i tempi di attesa, la tutela dei diritti dei pazienti oncologici”, dichiara Annamaria Mancuso. Questo riconoscimento vuole essere un invito ai diversi gruppi politici a lavorare insieme per adottare misure utili alla migliore presa in carico dei pazienti e superare le disparità e le disomogeneità assistenziali-terapeutiche e sociali che coinvolgono i pazienti con tumore”. Tutti i vincitori del Cancer Policy Award verranno invitati a condividere le proprie esperienze e a sostenere reciprocamente le iniziative a livello parlamentare o di Consiglio regionale. L’obiettivo è creare un circuito virtuoso che metta insieme tutti gli stakeholder in modo trasparente per definire modelli organizzativi che mettano al primo posto la presa in carico del paziente e l’abbattimento delle differenze regionali.

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Carlo Verdelli
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