Tubercolosi, vaccino più efficace se somministrato per via endovenosa

Tubercolosi, vaccino più efficace se somministrato per via endovenosa


IL VACCINO  anti-Tbc chiamato BCG (bacillo di Calmette Guérin), basato su batteri che provocano la tubercolosi nei bovini, è prossimo a compiere 100 anni ed è l’unico finora utilizzabile, anche se solo nei primi anni di vita e con efficacia limitata. Uno dei problemi è propio questo, non sempre funziona: ora una ricerca apparsa su Nature, da parte di specialisti della School of Medicine dell’Università di Pittsburgh, dimostra sulle scimmie, che se il vaccino viene somministrato per via endovenosa anziché sotto pelle, la sua efficacia si moltiplica in modo straordinario. Attualmente il vaccino BCG non viene utilizzato ovunque. Almeno non nei Paesi dove la Tbc non è da tempo così diffusa: per esempio in Italia solo per categorie specifiche e negli Stati Uniti non raccomandato perché si tratta di malattia a basso rischio. Il vaccino oggi è iniettato sotto pelle e ai suoi albori veniva dato per bocca. L’esperimento descritto su Nature che riguarda le scimmie, animali particolarmente suscettibili alla Tbc polmonare, ha paragonato varie forme di somministrazione, sottopelle, spray nasale, endovenosa, combinato.

Ebbene il vaccino per endovenosa avrebbe una protezione quasi totale nelle scimmie a sei mesi dalla somministrazione, nel momento in cui si espone il soggetto a rischio tubercolare. Dicono i ricercatori: «Si è vista una riduzione del carico batterico, nel caso di vaccino via endovenosa, di 100.000 volte: 9 scimmie su 10 non hanno mostrato alcuna infiammazione». 
 

La via dei vaccini

Secondo alcuni studi di efficacia il vaccino BCG ridurrebbe le probabilità di contrarre la tubercolosi nei bambini (miliare e meningite tubercolare) fino all’80% mentre in età adulta in forma variabile (dal 19 al 52%). Si è visto che molto dipende dall’ambiente: i risultati di trial in Gran Bretagna o India (dove la Tbc è assai diffusa) sono assolutamente discordanti. L’esperto dell’Istituto Superiore di Sanità, Lanfranco Fattorini, scrive sul sito ufficiale che «l’unico vaccino antitubercolare esistente è un vaccino vivo attenuato, il BCG (bacillo di Calmette-Guerin), che pur proteggendo nei primi 5-10 anni di vita non è efficace nel periodo successivo né per la prevenzione della malattia né per l’interruzione della trasmissione della TB nella popolazione».

Recenti sperimentazioni hanno registrato negli adolescenti che una rivaccinazione BCG riduce in modo significativo le infezioni da questo batterio, prolungando quindi la protezione. Un trial del 2018 per vedere se una rivaccinazione con BCG fosse protettiva aveva mostrato una copertura del 45%. Ora la maggior efficacia del vaccino via endovenosa se identica sull’uomo, potrebbe dare nuove prospettive.

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I ricercatori sono ottimisti anche perché è già stato dimostrato sia negli animali che nell’uomo per un vaccino antimalarico sperimentale un assoluto miglioramento di efficacia nella somministrazione endovena; quindi teoricamente – dicono gli studiosi – la cosa sarebbe possibile. Il problema è che una endovenosa è operazione assai più delicata e pericolosa di una iniezione intradermica, se si pensa all’utilizzo in zone dove l’igiene è scarsa, il personale sanitario è carente o non particolarmente preparato. Il costo del vaccino BCG è al di sotto del dollaro nei paesi con Tbc endemica; è considerato sicuro anche per i neonati.

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Tbc latente e immunizzazione

 A fronte di dieci milioni di malati di Tbc attiva nel mondo ogni anno, vi sono un miliardo e 800 milioni di persone che hanno il batterio tubercolare ma in forma latente. Il loro organismo ha come “ibernato” (meglio, reso “dormiente”) il batterio che però è lì pronto a fuggire e attivarsi rendendo la malattia attiva appena il sistema immunitario si indebolisce. Una recente ricerca apparsa sula rivista American Journal for Respiratory Clinical Care Medicine, ha mostrato come la somministrazione per tre mesi di una combinazione di vecchi farmaci (isionazide e rifapentina) protegge le scimmie dallo sviluppo della tubercolosi attiva in modo totale. Una clamorosa svolta in campo preventivo con un regime antibiotico corto (3 mesi contro i 6-9 delle linee guida). Dall’altra parte a fine 2019, sul New England Journal of Medicine sono emersi i primi dati consistenti su un nuovo vaccino preventivo per la Tbc. Sperimentazione su 3500 adulti avvenuta in Kenya, Sud Africa e Zambia. Si tratta del candidato vaccino della multinazionale GlaxoSmithKline chiamato M72/AS01E, che darebbe una protezione per la Tbc polmonare sopra il 55% a tre anni. Un risultato considerato buono anche se il vaccino contro il morbillo ha una copertura che si avvicina al 98%. 

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Carlo Verdelli
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