Spese mediche, usare contante mette a rischio gli sconti

Spese mediche, usare contante mette a rischio gli sconti


GLI SCONTI  fiscali per le spese sanitarie (visite specialistiche, l’acquisto di farmaci, il pagamento di esami e prestazioni in strutture accreditare con il Servizio sanitario nazionale) potrebbero essere a rischio se si usa il contante. O meglio, bisogna stare attenti alla modalità di pagamento perché dal primo gennaio, quando è entrata in vigore la manovra, si devono usare mezzi tracciabili, come ad esempio il bancomat, per le spese detraibili al 19%.

Nella stretta sono coinvolte una quindicina di agevolazioni ma l’effetto più rilevante si avverte sul bonus per le spese mediche (farmaci, visite ed esami) utilizzato nella dichiarazione Irpef da 18,6 milioni di italiani. Quasi i due terzi di coloro che presentano il 730 e il modello Redditi. Anche perché, proprio per gli oneri sanitari, viene delineata una doppia corsia dalle legge di bilancio.

Il contante può essere usato per i medicinali, i dispositivi medici e le prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o private accreditare al Ssn. Per tutte le altre spese mediche detraibili è invece necessario pagare con mezzi tracciabili (bancomat, carte di credito, carte prepagate, bonifici, assegni bancari e circolari o altri sistemi).

Chi non ci fa caso rischia di scoprire solo tra più di un anno di non aver diritto allo sconto fiscale. Cioè quando, nel 2021, andrà a dichiarare redditi e spese sostenuti quest’anno. Ma non solo. Bisognerà anche capire come dovrà essere documentata la modalità di pagamento tenuto conto che medici, farmacie e altri operatori comunicano già al Sistema tessere sanitaria (Sts) molte tipologie di spese mediche. Che poi influiscono nella dichiarazione dei redditi precompilata. Tra l’altro, dal primo gennaio la comunicazione delle spese a Sts include anche l’indicazione dello strumento di pagamento (contati o mezzo tracciabile).
 


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Carlo Verdelli
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