Sonno dopo i pasti? Così potrebbero nascere nuovi ricordi a lungo termine

Sonno dopo i pasti? Così potrebbero nascere nuovi ricordi a lungo termine


La conosciamo un po’ tutti: quella sensazione di sazietà che segue un buon pasto abbondante, accompagnata inevitabilmente da un’irresistibile torpore. Perché l’evoluzione ha plasmato questa sonnolenza “post prandiale”? L’ipotesi più comune è che sia legata, in qualche modo, alla digestione. Ma dalla New York University arriva una nuova ipotesi: riposarsi dopo una scorpacciata, qualcosa che avviene praticamente in tutte le specie animali, potrebbe essere un modo per promuovere la formazione di memorie a lungo termine. A suggerirlo, una serie di esperimenti che hanno coinvolto la Aplysia californica, una lumaca di mare americana, descritti dai ricercatori sulle pagine di Scientific Reports.

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La scelta dell’Aplysia californica non è casuale. Si tratta infatti di uno dei modelli animali più utilizzati per indagare i processi di apprendimento e memoria, perché possiede neuroni di dimensioni molto grandi (anche 50 volte più grandi di quelli presenti nel cervello umano) e in numero piuttosto limitato. Caratteristiche che semplificano molto questo genere di studi. Scelto il protagonista delle loro ricerche, gli scienziati hanno osservato il comportamento dei molluschi nei laboratori dell’Università di New York, studiando a fondo cosa avviene all’interno del loro cervello dopo un abbondante scorpacciata di alghe. Scoprendo una serie di novità.

Per prima cosa, l’insulina, nota anche come ormone della sazietà, funziona in modo molto diverso nelle lumache di mare californiane, rispetto a quanto avviene nel nostro organismo. “Negli esseri umani l’alimentazione promuove il rilascio di insulina, che a sua volta spinge le cellule del corpo ad assorbire nutrienti dal sangue e trasformarli in grasso per conservarli”, spiega Nikolay Kukushkin, uno dei ricercatori che ha partecipato allo studio. “Si ritiene invece che l’insulina abbia pochissimi effetti sul nostro cervello. Ma un ormone molto simile, l’insuline-like growth factor 2, è fondamentale per il corretto funzionamento del sistema nervoso centrale, in particolare nel caso della formazione della memoria a lungo termine. In questo caso, però, il suo rilascio non è legato all’assunzione di calorie”.

Completamente differente la situazione nell’Aplysia: le due funzioni appena citate, metaboliche e di modulazione neurale, sono svolte da una singola molecola, simile all’insulina, prodotta nel sistema nervoso e responsabile sia di rafforzare le connessioni tra neuroni (e sedimentare quindi le memorie), sia di promuovere l’assorbimento dei nutrienti nei tessuti del corpo. E se normalmente dopo un abbondante pasto a base di alghe queste lumache tendono a ridurre le loro attività per qualche tempo, in modo simile a quanto avviene nella nostra specie, bloccando i recettori cerebrali per la molecola ‘simil-insulina’ questo comportamento svanisce. A dimostrare che svolge un ruolo anche nell’innescare la sonnolenza (o meglio diminuzione di attività nel caso delle lumache) in seguito a un pasto abbondante.

A livello evolutivo, sia nelle lumache di mare che nella nostra specie gli ormoni che compongono il sistema dell’insulina devono quindi essersi sviluppati per controllare al contempo alimentazione, comportamento e memoria. Nella lumaca milioni di anni di evoluzione hanno lasciato questo sistema tutto sommato inalterato, mentre nell’uomo un po’ alla volta le due funzioni sono diventate parzialmente indipendenti.

“Si tratta di risultati che potrebbero aiutare a comprendere i meccanismi con cui l’insulina e molecole simili svolgono il loro ruolo nell’alimentazione e nella formazione dei ricordi, negli uomini e negli altri animali”, spiega Thomas Carew, coordinatore dello studio. Visto che il sonno è un momento fondamentale per fissare i ricordi accumulati durante la giornata, secondo gli Carew anche la sonnolenza post prandiale potrebbe nascere per ragioni simili. “Potrebbe essere un modo per preservare la memoria di quello che abbiamo mangiato – conclude Carew – in caso il ricordo tornasse utile in futuro. Che si tratti di alghe o di un tacchino del ringraziamento, d’altronde, una buona cena è sempre qualcosa che vale la pena ricordare”.


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Carlo Verdelli
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