Se ne vanno mille medici l'anno. Agenzie a caccia dei camici bianchi italiani

Se ne vanno mille medici l’anno. Agenzie a caccia dei camici bianchi italiani


Una clinica a Hagen, in Renania Settentrionale-Vestfalia, un contratto di 5 anni per diventare specialista, uno stipendio base “a partire da min. 4.402,38 /mese”. La cifra è stampata nel testo di un volantino di un’agenzia che si occupa di reclutare camici bianchi, in questo caso non ancora specializzati in strutture tedesche. L’Italia per questo tipo di agenzie di lavoro è un Paese dove andare alla ricerca di professionisti, da mandare magari anche in Francia o Gran Bretagna. Del resto da noi c’è uno scarto importante tra il numero di medici che si laureano ogni anno e i posti nelle scuole di specializzazione. E quando comunque si diventa specialisti ci sono problemi di assunzione da parte delle Regioni. Per questo motivo in molti scelgono di andare a lavorare all’estero.

Un dato preciso su quanti lascino l’Italia non c’è, esiste però una ricerca di Enpam e Eurispes che ne stimava circa mille l’anno dal 2005 al 2015. Oggi il dato potrebbe essere anche più alto. I giovani che se ne vanno, comunque, usano sempre meno le agenzie private, che come quella che offre il lavoro in Germania vengono a fare incontri e colloqui in Italia. Piuttosto si mettono a cercare da soli, grazie a internet e al passaparola, un ospedale all’estero dove andare a formarsi o specializzarsi. Matteo Riccò, un medico del lavoro di Reggio Emilia che è stato per un anno in Germania, di recente ha realizzato una ricerca sull’emigrazione sanitaria, dopo aver sottoposto questionari a 500 camici bianchi. Il primo Paese di destinazione è la Gran Bretagna (27% delle scelte), seguono Germania (24%) Svizzera (22%) e Francia (18%). C’è addirittura un 16% di coloro che partono che non conosce ancora la lingua del Paese dove andrà a lavorare, questo per dire quanto è forte la motivazione a lasciare l’Italia.

Al momento le agenzie si rivolgono soprattutto a chi lavora nelle regioni del nord. E’ qui che sembra esserci la maggiore crisi, anche perché probabilmente nel sistema arrivano meno di una volta professionisti meridionali, che adesso hanno più possibilità di trovare lavoro vicino a casa. Un duro colpo alla speranza delle Regioni che se lo possono permettere di ricominciare ad assumere lo ha dato la bocciatura della Ragioneria di Stato a un emendamento del Dl Semplificazione. La norma che si voleva cancellare era quella che obbliga le Regioni a spendere per il personale sanitario quanto nel 2014 meno l’1,4%. Un parametro molto pesante, tenendo conto che sono passati molti anni, e che chi ha i bilanci in pareggio vorrebbe fosse tolto proprio per aumentare gli organici. E invece continua ad esserci il rischio di svuotare le corsie. I sindacati dei medici cone Anaao hanno spiegato che da qui al 2025 andranno in pensione 52mila medici e bisogna trovare il modo di sostituirne il più possibile. 
 


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Mario Calabresi
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