Scherma, un affondo al tumore al seno - Repubblica.it

Scherma, un affondo al tumore al seno – Repubblica.it



TUTTO ha inizio, come spesso capita per le storie migliori, con una cena. In questo caso, in realtà, una cena di lavoro in Francia. Era il 2016 e seduti al tavolo di un ristorante c’erano dei medici, per la precisione oncologi, e fisioterapisti. Uno di loro, Roberto Bianchini, che lavora nella Svizzera italiana, parla di alcuni studi che lo hanno molto interessato: dimostrano che praticare sport dopo un intervento oncologico migliora la risposta immunitaria e l’aderenza alle terapie. “Ma – commenta ad alta voce – come si fa a coinvolgere le pazienti appena operate per un tumore al seno, mentre stanno affrontando un percorso di malattia così totalizzante psicologicamente e fisicamente, nello sport?”. I commensali francesi, però, hanno la risposta pronta: è da diversi anni che aiutano le donne nella riabilitazione grazie alla scherma, perché – sostengono – migliora la mobilità articolare della parte operata e aiuta a contrastare il linfedema.
 

Le prime moschiettere

L’idea era arrivata da Dominique Hornus Dragne, anestesista in oncologia e medico per la scherma, che aveva lanciato una iniziativa chiamata Solution Riposte. A partire da Tolosa, Dominique aveva strutturato dei corsi di scherma ad hoc per le donne operate al seno (che cominciano la riabilitazione anche a soli due mesi dall’intervento); questi corsi si sono poi estesi a macchia d’olio in tutta la Francia. Tornato nel Canton Ticino, Bianchini non lascia passare molto tempo: fonda l’Associazione Vales e nel 2017 fa partire a Lugano il progetto pilota, con un corso di scherma per le donne che hanno subito un intervento al seno. Tre sono state le prime moschettiere arruolate. “Era passato più di un anno del mio intervento di mastectomia bilaterale e svuotamento ascellare”, racconta Cristina, una di loro, che appartiene anche al gruppo di pazienti “Anna dai capelli corti”. “Nonostante fosse passato del tempo – racconta Cristina – avevo ancora degli impedimenti nel movimento; grazie alla scherma il braccio si è ‘sbloccato’ e sgonfiato. Una cosa importante è che mi sono divertita e appassionata, e oggi continuo a praticare scherma con le altre moschettiere”. È stato così per lei e per le altre donne che si sono trovate a fare riabilitazione tra amiche e con un attività sportiva gratificante, invece che a fare esercizi con il solo fisioterapista in un ambiente medicalizzato: una bella differenza a livello psicologico. Tanto che molte di loro hanno deciso di continuare anche una volta finita la riabilitazione. Sono quindi nati a Lugano dei corsi di scherma artistica (senza fisioterapista) aperti a tutti, in cui donne che hanno avuto il tumore al seno si mischiano con le donne ‘sane’, sentendosi capaci non solo di praticare uno sport dopo la malattia, ma di essere come le altre e di superare mentalmente il tumore.
 

Dalla Francia all’Italia

Dalla Francia attraverso la Svizzera, il progetto potrebbe arrivare presto in Italia. Dal 22 al 24 febbraio, infatti, al Club Scherma di Torino, si terrà il primo corso di aggiornamento nazionale per tutti i maestri e istruttori di scherma, promosso dalla Federazione Italiana Schema e supportato dalla Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) Torino. “Insegneremo l’approccio che un maestro di scherma deve avere con le donne operate al seno”, racconta Cinzia Sacchetti, maestra di scherma e presidentessa del Comitato regionale FederScherma Piemonte, che nel 2016, a Tolosa, seguì lei stessa uno di questi corsi. “Per passare da un contesto agonistico a questa attività bisogna innanzitutto avere conoscenza della malattia: ci saranno lezioni tenute da un oncologo e un chirurgo che spiegheranno le diverse tipologie di intervento e di ricostruzione del seno e gli aspetti psicologici che accompagnano la malattia. Io porterò la mia testimonianza come maestra di scherma del primo progetto pilota di Vales e racconterò come ho utilizzato la scherma artistica con queste donne”.
 

Così la scherma artistica aiuta le donne operate

La sciabola è il tipo di spada utilizzata nella scherma artistica, perché è la più leggera e prevede l’esecuzione di movimenti più ampi, come sollevare il braccio fin sopra la testa o le aperture laterali: tutti gesti che aiutano a recuperare la mobilità articolare del braccio e della spalla operati, specialmente se il cancro ha intaccato i linfonodi e l’intervento ha comportato lo svuotamento dell’incavo ascellare. “Le donne riscontrano giovamenti, non solo perché in questo modo correggono la postura errata che solitamente si ha dopo essere state operate, ma anche perché si riducono i tempi di aspirazione del linfodrenaggio, che in alcuni casi può essere addirittura evitato del tutto, perché la scherma agevola proprio l’assorbimento del linfedema”, continua Sacchetti. “A differenza di quella tradizionale, la scherma artistica non prevede la fase di combattimento e vengono usate entrambe le braccia, lavorando così sulla bilateralità”.

Nella Svizzera italiana il primo corso di scherma artistica successivo all’intervento è passato dal sistema sanitario: le donne non pagano ed è considerato una vera e propria fisioterapia di gruppo (difatti è sempre presente un fisioterapista, oltre al maestro di scherma). “In Italia – conclude Sacchetti – difficilmente sarà lo stesso. Ma ci saranno prezzi accessibili: piccoli contributi per dare la possibilità a tutti di praticare questa riabilitazione. Intanto, con il corso a Torino, iniziamo a formare i tecnici, poi a ottobre la Lilt proporrà a Roma questa attività a livello nazionale”.