“Quel giorno che ho sentito di nuovo il gusto del caffè”

“Quel giorno che ho sentito di nuovo il gusto del caffè”


“Una banale cisti alla gola, nulla di preoccupante. L’ago aspirato era negativo e affrontai tranquillamente l’intervento. Quando l’analizzarono la cisti, però, venne fuori che sotto, alla base della lingua, nascondeva altro. Mi è stato detto: ‘guarda, hai un tumore e sei in metastasi’. Era la presentazione di un nuovo mondo totalmente sconosciuto e che fa paura”.
 

Un treno per chi sa dove

Sono passati 5 anni da quel momento che per Michele Garzilli, speaker radiofonico e dj, ha un solo aggettivo: devastante. “Non certo perché il tumore toccava la laringe: non mi importava nulla della voce, il punto era salvare la vita, mica il lavoro. Non sapevo nulla di tumori, nè se sarei vissuto un mese, due… Il termine cancro fa paura e manca un’informazione più nazional-popolare, anche sui trattamenti. Come potevo spiegare alla mia famiglia qualcosa che nemmeno io conoscevo?” Allora Michele ha cominciato a informarsi e si è recato in un grande centro specializzato per la cura dei tumori testa-collo. “Ricordo che sono entrato la prima volta un po’ come si entra in una grande stazione per prendere il primo treno per chi sa dove”.
 

La radio-chemioterapia combinata

Quel treno, alla fine, lo ha portato a Brescia, dove ha trovato degli amici più che dei dottori. L’equipe di medici che lo ha preso in carico ha deciso per un trattamento di radio-chemioterapia, una combinazione indicata in questi casi dalle linee guida, e che permette anche di preservare la funzione della laringe. “Quando sei in quel tunnel accetti tutto. Cos’altro puoi fare? Dare fiducia a delle persone che hai appena conosciuto, pregare e stringerti a chi hai accanto”. Per le prime due settimane non ha avuto problemi legati alla terapia, ma lo avevano avvisato che la terza settimana sarebbe cambiato tutto. “La maggior parte dei pazienti non sa cosa sia la radioterapia, come sia il percorso, quali gli effetti collaterali: io ho imparato che serve una collaborazione molto stretta con i medici per conoscerli e impararli a gestire. Effetti che possono rimanere per un po’ di tempo, ma che poi passano. E’ importante che i dottori ci accompagnino passo passo, come se avessimo la febbre a 40”.

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La ‘seconda’ prima volta

Non disse nulla del tumore al lavoro. “Nel nostro ambiente, molto effimero, devi essere sempre a 100 all’ora – racconta Michele – Il momento più intenso non è stato quello in cui sono tornato dietro al microfono: dopo 33 giorni di radio e 5 cicli di chemio avevo perso il senso del gusto: guardavo Master Chef e mangiavo il mio piatto di pasta come fosse paglia. Il giorno più bello è stato quando bevendo un caffè ne ho sentito di nuovo, per la ‘seconda’ prima volta, l’aroma. Lì ho capito che nulla è scontato nella vita, e ho pianto come un bambino”.

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Carlo Verdelli
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