Oncologia di precisione a misura di bambino

Oncologia di precisione a misura di bambino


I tumori che colpiscono i bambini possono essere fotografati a livello genetico e molecolare in maniera precisa, individuando mutazioni per cui esistono dei farmaci target. Medicinali per cui si hanno ora le prime dimostrazioni di efficacia. A dirlo sono due studi che verranno discussi durante l’annuale congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) e che sono stati al centro della conferenza di presentazione dell’evento, che si terrà dal 31 maggio al 4 giugno a Chicago. “Oggi riusciamo a curare molti bambini malati di tumore, ma ci sono ancora pazienti che hanno bisogno di trattamenti migliori”, ha detto Monica Bertagnolli, presidente di Asco. “Questi risultati ci avvicinano all’era dell’oncologia pediatrica di precisione. Ora che sappiamo che le alterazioni genetiche per cui esistono farmaci target sono piuttosto comuni nei tumori infantili abbiamo l’opportunità di migliorare i tassi di successo”. 

Trovare le mutazioni anche nei piccoli

I risultati a cui si riferisce Bertagnolli sono quelli presentati dal NCI-COG Pediatric MATCH, una rete che comprende oltre 40 centri clinici pediatrici negli Usa che nel 2017 ha iniziato uno studio con l’obiettivo di capire se nei tumori infantili fosse possibile scovare mutazioni genetiche così come si fa per quelli degli adulti. “La nostra ipotesi era che le alterazioni fossero riconoscibili solo nel 10% dei casi ma i dati finora raccolti, che si riferiscono a 1 anno e mezzo di ricerca e a oltre 400 bambini sottoposti a screening, dimostrano che la percentuale è molto più alta, il 24%”, ha spiegato Will Parsons, del Baylor College of Medicine di Houston, che ha condotto la ricerca. “Lo studio dimostra che è possibile creare un programma di screening molecolare per i bambini, gli adolescenti e i giovani adulti malati di tumori che sono resistenti ai trattamenti”. 

Colpire il target giusto

I risultati dello studio, che è ancora in corso, riguardano 422 pazienti affetti da molti tipi diversi di cancro ma accomunati dal fatto di non rispondere alle terapie. Fra i tumori quello con la percentuale maggiore di target molecolari individuati è stato l’astrocitoma, un tumore del cervello; mentre per quanto riguarda i target, quello più comune è la mutazione del gene RAS, seguita dalla mutazione o fusione del gene BRAF. Una volta individuata l’alterazione e il farmaco target più adatto, i pazienti sono stati inseriti in protocolli di studio.

Fusione nel mirino

Il secondo risultato importante presentato dagli esperti dell’Asco è relativo a un farmaco, entrectinib, in fase di sperimentazione su pazienti che hanno alterazioni precise, la fusione dei geni NTRK o il riarrangiamento del gene ROS1 o ALK. “Molti tumori giovanili hanno queste caratteristiche e grazie alle tecniche di sequenziamento, come la next generation sequencing, la lista si sta sempre più allungando. Stiamo quindi indagando la sicurezza e l’efficacia di entrectinib in bambini e adolescenti che hanno queste alterazioni, indipendentemente dal tipo di tumore”, ha spiegato Giles W. Robinson, MD, neuro-oncologo pediatrico al St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis, che ha condotto lo studio. Questi trial sono chiamati “basket” perché mettono insieme, nel cestino appunto, tumori molto diversi accomunati però dal target molecolare: in questo caso nel 55% si tratta di neuroblastoma, un tumore del sistema nervoso, ma gli altri sono tumori solidi che colpiscono diversi organi. 

Lo studio – il cui obiettivo era quella di stabilire la dose ottimale del farmaco e la sua sicurezza – ha coinvolto 29 pazienti di età compresa tra 4,9 mesi e 20 anni, per cui non esiste una valida opzione terapeutica di prima linea, affetti da tumori con o senza fusioni dei geni NTRK, ROS1 o ALK. I dati dimostrano che entrectinib è in grado di ridurre in modo significativo la massa tumorale nei bambini e adolescenti affetti da tumori solidi nei quali sono presenti le alterazioni genetiche colpite dal farmaco e di far ottenere una risposta completa in due pazienti; mentre nel caso dei pazienti affetti da un tumore primario del sistema nervoso centrale in stadio avanzato è stata riscontrata una risposta obiettiva in cinque pazienti e una risposta completa in un paziente.
“Finora abbiamo avuto a disposizione pochi studi sulle terapie target nella popolazione pediatrica. Sebbene questi dati siano preliminari e sia necessario condurre più ricerca, ci suggeriscono che esiste un primo potenziale trattamento oncologico pediatrico che si basa sulla genetica del tumore piuttosto che sul tipo o sulla collocazione a livello di organi”, ha concluso Bertagnolli. 


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