Occhio secco, casi in aumento anche acausa dell'inquinamento

Occhio secco, casi in aumento anche acausa dell’inquinamento


“TRA i più ignorati e sottovalutati disturbi della società moderna”, è così che l’Organizzazione mondiale della Sanità ha definito la patologia dell’occhio secco che in Italia colpisce il 90% delle donne in menopausa e il 25% della popolazione over 50. Questo mese il Centro Italiano Occhio Secco (Cios), la prima struttura completamente dedicata alla cura di questa patologia, in collaborazione con la Clinica Oculistica dell’Università dell’Insubria di Varese, promuove una campagna di screening gratuiti in diverse città italiane fino al 14 giugno. Ma perché l’occhio diventa secco? Aumento delle temperature ambientali, fumi e sostanze tossiche disperse nell’aria, troppe ore con lo sguardo fisso sul computer, uso improprio delle lenti a contatto, o anche utilizzo di alcuni farmaci: sono tutti fattori che colpiscono il sistema di difesa dell’occhio, per gran parte rappresentato da quello strato di lacrime che costantemente giorno e notte separano la superficie oculare dall’esterno.
 

L’importanza del film lacrimale

“La luce giunge all’occhio passando attraverso le lacrime”, spiega, infatti, Claudio Azzolini, direttore della Clinica Oculistica all’Università dell’Insubria di Varese. “La presenza di un buon strato di lacrime è fondamentale per consentire all’occhio di avere una buona vista. In caso contrario, la secchezza dell’occhio può portare a disturbi della vista, prurito, fastidio, sensazione di sabbia negli occhi”. La commissione internazionale del National Eye Institute, la società scientifica americana di oftalmologia, ha diviso la sindrome dell’occhio secco in due gruppi: ipolacrimie, caratterizzate da una ridotta produzione di lacrime e dislacrimie provocate, invece, da un’eccessiva evaporazione del film lacrimale. “Noi – spiega Azzolini – apriamo e chiudiamo le palpebre circa 1500 volte al giorno e con questo movimento, chiamato ammiccamento, ricambiamo in continuazione il film lacrimale, prodotto da numerose ghiandole, che ha la funzione di lubrificare e proteggere l’occhio”. Così, il film lacrimale formato da tre strati – lipidico, acquoso e mucinoso – viene distribuito uniformemente sulla congiuntiva e sulla cornea. “Qualsiasi sua alterazione – afferma Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico di Milano – ha un effetto sul funzionamento dell’occhio che senza questo liquido ha, infatti, difficoltà a muoversi. Per esempio, quando rimaniamo troppo tempo davanti al computer, tendiamo a sbattere le palpebre con una minore frequenza e questo può favorire la sindrome dell’occhio secco”.
 

Le grandi ondate di calore e l’inquinamento peggiorano i sintomi

“Ma – afferma Giuseppe Di Meglio, specialista del Cios – non è solo la tecnologia responsabile di questa sindrome, ma anche la presenza di un clima con scarsa umidità e le temperature elevate, aumentano e aggravano i sintomi dell’occhio secco”. Come ha sottolineato l’ultimo rapporto Global Change Research presentato a novembre 2018 (un rapporto richiesto ogni quattro anni dal governo degli Stati Uniti e realizzato da 13 Agenzie federali) il cambiamento climatico e l’aumento globale delle temperature hanno un effetto diretto sulla secchezza degli occhi. Senza sottovalutare l’inquinamento sia esterno sia interno: “Se da un lato – osserva, infatti, Di Meglio – lo smog e l’aumento della concentrazione delle polveri sottili nell’aria rompono il nostro film lacrimale e provocano spesso infiammazioni, dall’altro lato anche negli ambienti chiusi e poco ventilati si possono generare polveri, muffe e funghi microscopici pericolosi per la nostra salute. È utile, per esempio, pulire i filtri dei climatizzatori, così come seguire la regola del 20-20-20: ogni 20 minuti porre lo sguardo per 20 secondi su qualcosa almeno a 20 piedi da noi, cioè circa 7 metri”.
 

Depressione, insonnia e occhio secco

Gli occhi risentono del nostro stile di vita: fumo, alcol o una dieta sbilanciata possono favorire l’insorgenza di secchezza oculare. “Inoltre negli ultimi anni – osserva Azzolini – sono stati pubblicati molti studi epidemiologici che mostrano una correlazione tra depressione e sindrome dell’occhio secco”. I motivi non si conoscono, ma quel che è certo è che molti farmaci antidepressivi riducono la produzione di lacrime e favoriscono l’insorgenza dell’occhio secco. Anche l’insonnia è strettamente legata a questa patologia e si crea un vero e proprio circolo vizioso: “i frequenti risvegli causati dal dolore – afferma Di Meglio – portano insonnia, ma a sua volta l’insonnia peggiora la sindrome dell’occhio secco sia perché una riduzione del film lacrimale è conseguente alle poche ore di sonno, sia perché l’assunzione di farmaci per dormire ha come effetto collaterale l’ipolacrimazione”.
 

Come si cura

Fino ad oggi le “lacrime artificiali cioè colliri a base di sostanze che possiedono l’azione detergente, lubrificante e umettante delle lacrime naturali sono l’unico sostituto del film lacrimale”, spiega Buratto. Meglio quelli monodose che non contengono conservanti, per cui sono utilizzabili per lunghi periodi, ma c’è da dire che “l’uso inconsiderato di lacrime artificiali o altri colliri può essere causa di cheratiti o di forme di congiuntivite per cui è sempre bene rivolgersi al medico oculista per la giusta terapia”. Esistono, comunque, molti trattamenti che possono essere prescritti in base alla storia del malato e alla gravità della malattia, come i sostituti lacrimali biologici, la luce pulsata, il probing – che consiste nella pulizia delle ghiandole di Meibomio con un’apposita cannula – o l’occlusione dei puntini lacrimali.

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