Nove morti materne su centomila nati. Ma il 45% si potrebbe evitare con una migliore assistenza

Nove morti materne su centomila nati. Ma il 45% si potrebbe evitare con una migliore assistenza


Nove morti materne su centomila nati vivi sono una notizia metà buona e metà cattiva. Metà buona perché allinea l’Italia ai paesi più virtuosi, come Olanda e altri del Nord Europa, che hanno la più bassa mortalità al mondo. E metà cattiva perché si stima che il 45,5% di quelle morti possa essere prevenuto. Con una migliore assistenza.
I dati – presentati stamattina – vengono fuori da ItOSS, Italian Obstetric Surveillance System, il sistema di sorveglianza ostetrico italiano coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. Un sistema di sorveglianza che in Europa hanno solo sette Paesi.

Le cause

Tra le principali cause di morti materne le emorragie, i disordini legati a ipertensione in gravidanza, la tromboembolia. Tutte insieme coprono quasi il 70% dei casi. Tra le morti per cause non ostetriche le più importanti sono le patologie cardiovascolari e la sepsi.

I fattori di rischio

L’analisi dei fattori di rischio della mortalità materna è uno spaccato della nostra società. E infatti il principale è l’età materna sopra i 35 anni, ormai diventata quasi la norma, seguita da un livello pari o inferiore al diploma di scuola media inferiore e alla cittadinanza non italiana. Tutti elementi che non facilitano l’accesso alla sanità pubblica del percorso gravidanza, e a tutto quello che comporta in termini di controlli periodici e di analisi cliniche e per immagini.
L’analisi più approfondita rivela altri particolari: mortalità e morbosità – ovvero patologie che colpiscono le donne senza metterle a rischio vita – aumentano parallelamente all’indice di massa corporea. In soldoni, più le mamme sono grasse e più rischiano la vita. Il 32,8% delle donne morte erano obese. E l’11,3% aveva concepito con tecniche di procreazione medicalmente assistita. Ci sono poi quei 5 casi di mamme morte per influenza, Nessuna era stata vaccinata durante la gravidanza, nonostante le raccomandazioni nazionali e internazionali. 
 

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