Meno malaria tra i bambini grazie al farmaco che uccide le zanzare

Meno malaria tra i bambini grazie al farmaco che uccide le zanzare


E’ UNA prima prova, ma la speranza di ridurre l’incidenza della malaria nei bambini  grazie a un farmaco già usato per altre malattie è buona. Almeno secondo  uno studio randomizzato appena pubblicato su The Lancet che ha fornito alla comunità scientifica buoni risultati. Secondo la ricerca portata avanti su oltre duemila persone – di cui 590 bambini provenienti da otto villaggi del Burkina Faso – la somministrazione ripetuta di massa di Ivermectina – un medicinale usato per trattare infezioni da parassiti, da cecità fluviale, scabbia e pidocchi – è risultato in grado di ridurre l’incidenza della malaria nei piccoli di età pari o inferiore a 5 anni senza un aumento degli eventi avversi per la popolazione più ampia cui è stato somministrato il medicinale.

Secondo i ricercatori, difatti, gli episodi di malaria infantile potrebbero essere ridotti del 20% – da 2,49 a 2 casi per bambino – durante la stagione di trasmissione della malaria se all’intera popolazione fosse somministrato un farmaco chiamato ivermectina ogni tre settimane. In più la somministrazione ripetuta di massa di ivermectina non ha mostrato “evidenti danni correlati tra  gli abitanti dello stesso paese che assumevano il farmaco”. Come ricorda lo studio dal 2000 le morti per malaria sono diminuite del 48% in tutto il mondo e ci sono meno regioni endemiche, “ma i progressi sono in stallo a causa della crescente resistenza all’artemisinina, il farmaco che è stato parte integrante di quel successo”. Va detto che precedenti studi hanno dimostrato che Ivermectin (regolarmente distribuito per il controllo delle malattie tropicali trascurate) uccide le zanzare “quando ingeriscono sangue umano o animale trattato con Ivermectina, ma nessuno ha esaminato i suoi effetti sull’incidenza clinica della malaria”.

L’autore dello studio, Brian D Foy della Colorado State University, negli Stati Uniti, ha spiegato che “Ivermectin riduce i nuovi casi di malaria rendendo il sangue di una persona letale alle zanzare che le mordono, ovvero uccidendo le zanzare e riducendo quindi la probabilità di infezione degli altri. Poiché l’Ivermectina ha una modalità di azione unica rispetto ad altri insetticidi per il controllo della malaria e farmaci antimalarici, potrebbe essere utilizzata insieme a  medicinali che curano la malaria per combattere la trasmissione residua della malattia”.

Lo studio

I ricercatori dello studio hanno cercato di testare la sicurezza e l’efficacia della somministrazione ripetuta di Ivermectina di massa per controllare la malaria per 18 settimane durante la stagione delle piogge del 2015. La ricerca ha avuto come protagonisti bambini in quanto hanno il più alto carico di malattia nelle comunità iperendemiche a causa della loro immunità sottosviluppata. Hanno invitato otto villaggi a partecipare e quattro sono stati assegnati a ciascun gruppo. Il gruppo di intervento ha avuto 1.447 partecipanti di cui 327 bambini e il gruppo di controllo 1.265 di cui 263 bambini.

Tutti i residenti – 1.080 nel gruppo di intervento e 999 nel gruppo di controllo – hanno ricevuto una dose singola di 150-200 μg / kg di Ivermectina più 400 mg di Albendazolo, un farmaco anti vermifugo. Il gruppo di intervento ha ricevuto altre cinque dosi settimanali di Ivermectina da sola, raggiungendo il 70-75% della copertura di somministrazione di massa del farmaco. Nei villaggi, i bambini di età pari o inferiore a cinque anni sono stati sottoposti a test per la malaria ogni due settimane e trattati, se necessario. Nel gruppo di intervento 648 episodi di malaria si sono verificati in 327 bambini e il gruppo di controllo ha visto 647 su 263 bambini. Gli episodi di malaria per bambino nei villaggi di studio sono stati ridotti del 20% nel gruppo di intervento rispetto al controllo – da 2,49 a 2 casi per bambino – senza evidenti danni correlati alla droga per la popolazione.

Più del doppio della quantità di bambini nel gruppo di intervento non ha avuto episodi di malaria, rispetto ai bambini nel gruppo di controllo. Mentre le reazioni avverse come vomito, prurito, edema agli arti sono state registrate nel 3% del gruppo di intervento e nel 2% del gruppo di controllo.

“A causa della capacità delle zanzare di adattarsi agli strumenti di controllo, sono necessari nuovi metodi per prevenire la trasmissione della malaria, in particolare quelli che mirano alla trasmissione residua. L’Ivermectina è ben tollerata e ampiamente utilizzata, quindi potrebbe essere uno strumento utile nella riduzione della malattia se ulteriori studi mostrassero risultati simili”, ha quindi aggiunto il professor Foy.

I limiti della ricerca

Ma ci sono dei limiti di cui  hanno tenuto conto gli stessi ricercatori sottolineando prima che i villaggi selezionati erano già stati al centro di altri studi e trattati regolarmente con ivermectina e albendazolo negli anni precedenti questo studio e dopo che la dimensione del campione era “relativamente piccola e non è stato possibile somministrare un placebo, il che significa che i partecipanti e i gruppi di studio sapevano chi era e non stava ricevendo alcun trattamento”. I ricercatori hanno quindi cercato di mitigare questo elemento non certo secondario assegnando a ciascuna infermiera il compito di lavorare in un villaggio del gruppo di intervento e in un villaggio del gruppo di controllo per controllare gli effetti infermieristici, e il medico sul campo ha monitorato costantemente il loro lavoro. I ricercatori suggeriscono che ci potrebbe essere parzialità nell’autorappresentazione degli eventi avversi perché gli abitanti dei villaggi sapevano in quale gruppo si trovavano.

Serve altro tempo

Questi risultati sono la prima prova del principio degli effetti antimalarici di Ivermectina e sono necessari ulteriori studi per testare approcci di dosaggio e distribuzione. Il team richiede ulteriori studi, in particolare studi in doppio cieco da altre aree endemiche per testare il farmaco contro diverse ecologie della malaria. Sono anche necessari studi per esaminare i sospetti effetti antimalarici diretti del trattamento ripetuto di Ivermectina negli esseri umani infetti. Gli autori richiedono anche più studi sulla sicurezza in grandi popolazioni.

Regina Rabinovich della Harvard T Chan School of Public Health, negli Usa, intervenendo su Lancet a corredo ha commentato che “Il lavoro di Foy e dei suoi colleghi è un passo importante per un intervento promettente e preventivo per la malaria. Lo sviluppo di questo nuovo strumento richiederà un chiaro impatto epidemiologico e un coordinamento con la comunità delle malattie tropicali trascurate, ma i risultati finali potrebbero aiutarci a rimetterci in carreggiata per raggiungere gli obiettivi globali della malaria. “


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