Meningococco B, ecco perché vaccinarsi

Meningococco B, ecco perché vaccinarsi


Inizia con una febbre che sembra banale influenza. Poi, in poco tempo, subentrano cefalea, rigidità alla nuca, vomito e macchie sulla pelle: sono questi i sintomi della meningite da meningococco B, un’infezione fulminante delle meningi che può condurre rapidamente alla morte. Per sensibilizzare sull’importanza di una vaccinazione etica è stata lanciata oggi MissingB, la campagna d’informazione sostenuta su scala mondiale da GSK, realizzata con l’autorizzazione del Ministero della Salute e il patrocinio, tra gli altri, della Società Italiana di Pediatria e della World Federation of Public Health Associations.
 
 «Il Meningococco B risiede normalmente in modo asintomatico nella rinofaringe del 10 per cento delle persone. Poi all’improvviso decide di colpire per cause che non sono ancora note ed è fulminante perché il decorso avviene in tempi brevissimi», spiega Alberto Villani, Presidente della Società Italiana di Pediatria. «Nelle prime 4-8 ore i sintomi sono aspecifici, poi tra l’ottava e la quindicesima ora compare la triade febbre elevata, cefaea, rigore nucale, insieme a chiazze ed ecchimosi. Generalmente si  arriva in ospedale tra 15esima e 24esima ora, in una fase che indichiamo con sintomi terminali: 1 persona su 10 muore, 3 su 10 riportano danni permanenti. È un germe che non si riesce a combattere, imprevedibile, e anche sbilanciarsi nella prognosi è difficile. Per questo bisogna mettere in atto tutte le armi, e l’unica che abbiamo è il vaccino».
 
L’incidenza della meningite è maggiore nella fascia di età 0-4 anni e in particolare nel primo anno di vita: si mantiene poi elevata fino alla fascia 15-24 anni e diminuisce dai 25 anni in su. La trasmissione del batterio avviene per via aerea attraverso colpi di tosse e goccioline di saliva e muco. Si diffonde maggiormente nei luoghi chiusi e affollati: quando si verifica un caso, si attua una profilassi antibiotica per coloro che sono entrati in contatto con l’ammalato.
 
«La vaccinazione fornisce il miglior rapporto rischio-beneficio, con la doppia valenza di protezione della popolazione con l’immunità di gregge e di protezione del singolo», precisa Stefania Iannazzo, dirigente della Direzione Generale Prevenzione del Ministero della Salute. «L’importanza della comunicazione è fondamentale e in questo la responsabilità non è del cittadino, ma delle istituzioni e del personale sanitario».
 
L’idea del lancio della campagna nazionale d’informazione prende infatti le mosse dalla poca comunicazione sul tema, nonostante il Meningococco B sia il ceppo responsabile della maggior parte dei casi di meningite in alcuni Paesi europei, inclusa l’Italia, e sia prevalente in molte aree del mondo come Canada, Stati Uniti, Australia. Secondo i dati, una persona su due non conosce lo stato vaccinale nei confronti del meningococco del figlio, il 60% della popolazione non è informato sull’esistenza di differenti seriotipi di batteri. Due genitori su tre, inoltre, non sanno che i bambini vaccinati per le forme di meningite causate dai meningococchi C, A, W e Y non risultano protetti anche dal meningococco B.
 
«La cosa non accettabile è che una persona possa dire “non lo sapevo”», afferma Amelia Vitiello, Presidente del Comitato Nazionale contro la Meningite. «Non saperlo è una colpa, c’è una possibilità a preservare i nostri figli e il diritto dei bambini di vivere una vita normale è responsabilità del genitore. Sono una delle mamme che hanno vissuto questa situazione: nel 2007, mia figlia Alessia è stata quel caso su 10 di bambini che non ce l’hanno fatta. È iniziato tutto alle 22, alle 8 del mattino già non c’era più. All’epoca non c’era vaccino, oggi invece esiste e per questo è importante informarsi».
 

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Carlo Verdelli
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