Le guerre aumentano il rischio di infarto a lungo termine

Le guerre aumentano il rischio di infarto a lungo termine


ROMA – Anche dopo anni dalla fine delle guerre, chi vive nelle zone colpite dai conflitti ha un rischio maggiore di infarto e ictus. Sono i risultati di un’analisi condotta dall’Imperial College di Londra e della London School of Hygiene & Tropical Medicine e che è stata pubblicata sulla rivista scientifica Heart. Lo studio ha analizzato le associazioni tra i conflitti armati e la salute in Paesi a basso e medio reddito, tra cui Siria, Libano, Palestina, Sudan, Iraq. Secondo i ricercatori britannici, i conflitti sono legati a un aumento del rischio di cardiopatia ischemica, ictus, diabete, aumento della pressione sanguigna e del colesterolo, nonché di un maggiore consumo di alcool e tabacco.

Oltre alle conseguenze immediate del conflitto (come lesioni da esplosione, malattie infettive o malnutrizione), i ricercatori hanno notato rischi sanitari più duraturi per i civili, che possono essere dovuti a molteplici fattori, tra cui le interruzioni dei servizi sanitari, che li espongono a un maggiore rischio di malattie cardiache a medio e lungo termine. I dati raccolti sulla guerra in Iraq del 2003 ne sono una testimonianza. Gli studiosi hanno infatti dimostrato che il tasso di decessi per infarto o ictus è aumentato in modo significativo: da 147,9 ogni 100.000 abitanti prima del conflitto, a 228,8 ogni 100.000 abitanti dopo la guerra.


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