L'app per la fertilità? Dietro c'è un gruppo antiabortista

L’app per la fertilità? Dietro c’è un gruppo antiabortista


SE SIETE una delle cento milioni di donne che nel mondo usano un’applicazione per monitorare la fertilità, fareste bene a non fidarvi al cento per cento. Le utenti di Femm, app per smartphone lanciata nel 2015 e già scaricata 400.000 volte, anche in Europa, si sono ritrovate con una sorpresa. Secondo un’indagine condotta dal quotidiano inglese Guardian, l’applicazione che monitora il ciclo mestruale per avere o evitare una gravidanza, è in realtà finanziata e operata da un gruppo antiabortista.

Fondi da antiabortisti e legami con la chiesa

La Femm Foundation, proprietaria della app, riceve la maggioranza dei suoi fondi da donatori privati. Tra questi c’è anche la Chiaroscuro Foundation (che ha elargito quasi 2 milioni di dollari), una charity presieduta da Sean Fieler, milionario cattolico, americano, proprietario di un hedge fund. Fieler da tempo sostiene il vice presidente Usa, Mike Pence, che si oppone al controllo delle nascite e all’aborto. Non solo. Il Guardian ha anche scoperto che due dei consulenti medici dell’azienda non hanno la licenza per praticare la professione negli Stati Uniti e sono legati alla chiesa cattolica del Cile, Paese in cui l’accesso all’aborto è ancora molto ristretto. Anna Halpine, amministratore delegato della Femm Foundation, difende l’azienda: «Non abbiamo mai commentato su questioni riguardanti l’aborto. Femm è un’organizzazione impegnata a espandere la ricerca e la conoscenza sulla salute riproduttiva delle donne in tutto il mondo».
 

Conoscere il ciclo non basta

 
Alla luce di queste informazioni sembrano sospetti i dubbi che la app solleva sull’uso della pillola e di altri metodi concezionali basati sul controllo degli ormoni. Secondo Femm il miglior modo per concepire o per evitare una gravidanza è “conoscere il primo ciclo”.

Eppure, secondo le Nazioni Unite, nel mondo il 57% delle donne in coppia stabile usa un metodo di contraccezione moderno, dalla pillola agli impianti, mentre il sistema fai-da-te, che si basa semplicemente sul ciclo mestruale, viene considerato il meno efficace e risulta in 24 gravidanze indesiderate ogni cento donne.

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Femtech a rischio privacy

Le app per tracciare ciclo, fertilità e gravidanza sono sotto accusa da tempo. Un’indagine del Washington Post ha rivelato recentemente che i dati raccolti da molte di queste app (come Glow, Ovia, Clue e altre) vengono poi condivisi con terzi, come i datori di lavoro, che così possono sapere quante dipendenti stanno provando ad avere un figlio, o con le assicurazioni sanitarie (che in Usa sono obbligatorie). Il quotidiano ha parlato di una vera e propria “sorveglianza mestruale” che coinvolge anche un aspetto commerciale. Spesso infatti le app chiedono informazioni sull’attività sessuale, sull’uso di preservativi e test di gravidanza. Insomma, nel mondo femtech, ossia tutti quei dispositivi o applicazioni per la salute femminile, è ormai allarme privacy.
 
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