Influenza, non ti temo: solo il 4,4% degli italiani ne ha paura

Influenza, non ti temo: solo il 4,4% degli italiani ne ha paura


Dopo il primo caso grave già registrato a settembre all’Ospedale di Udine, dove un paziente di 50 anni, senza altre patologie, è finito addirittura in rianimazione, si attende la nuova influenza che arriva dai Paesi dell’emisfero meridionale e che quest’anno potrebbe essere più aggressiva con una previsione di 6 milioni persone colpite in Italia. Quanto ne sanno gli italiani? E cosa pensano dei vaccini? A svelarlo è una ricerca realizzata dal Censis con Sanofi Pasteur presentata oggi a Roma. Dall’indagine, condotta su oltre mille persone over 50, emerge che il 53% sa bene che l’influenza può essere una malattia anche molto grave e causare complicanze cardiocircolatorie (58,7%) o addirittura portare alla morte (43%), ma solo il 4,4% ammette di averne molta paura, mentre il 25,8% dei più anziani (con più di 75 anni) non la teme affatto. Insomma, inconsciamente si pensa che non toccherà a noi.  

Le complicanze e i comportamenti più diffusi

Ciò che rende l’influenza così pericolosa soprattutto per gli anziani è il rischio delle complicanze. Gli italiani ne sono a conoscenza? “In effetti sono abbastanza preparati – risponde Ketty Vaccaro, responsabile dell’Area Welfare e salute del Censis. Il 92% sa che può provocare la bronchite, l’87% la compromissione di alcune funzionalità respiratorie, l’82% la polmonite e il 71% è a conoscenza del fatto che può provocare sinusiti e otiti”. Non solo: il 58,7% sa che può dar luogo a problemi cardiocircolatori e il 43% pensa che possa avere complicanze anche mortali. Il 53% quindi si rende conto che può essere una malattia molto grave per gli anziani e per chi è affetto da patologie croniche.

Dal medico solo se i sintomi non migliorano

Nonostante siano così preparati sui rischi e le possibili complicanze dell’influenza, solo il 4,4% ammette di averne molta paura. Anche tra i più anziani il valore resta basso (il 4,9% tra i 65-74enni). A non temerla per niente sono le persone con un livello d’istruzione meno elevato (24,3%) e quelle con più di 75 anni (25,8%). Rispetto al 2017 aumentano quanti contattano immediatamente il medico quando si accorgono di aver preso l’influenza (erano il 16%, oggi sono il 21,4%). Ma la maggioranza si rivolge al medico solo se i sintomi non migliorano, quasi il 23% si cura autonomamente con farmaci da banco e il 10,4% non prende medicinali e lascia che l’influenza faccia il suo corso.

Il vaccino antinfluenzale è importante ma…..

La maggior parte degli intervistati riconosce l’importanza della vaccinazione. Il 99,2% degli italiani over 50 sa che è possibile vaccinarsi contro l’influenza. Il 95% riconosce che la vaccinazione è consigliabile per i soggetti affetti da patologie dell’apparato respiratorio, il 90% per il personale sanitario, l’88% per le persone che vivono in ambienti dove è più facile il contagio, l’87% per le persone con più di 65 anni, l’80,5% per i soggetti affetti da patologie dell’apparato cardiocircolatorio o da malattie croniche (80%). Tuttavia, solo il 61% considera la vaccinazione antinfluenzale consigliabile a tutte le persone che vogliono evitare di ammalarsi. Il 50,4% fa riferimento ai soggetti affetti da diabete, il 46% ai bambini e il 35,6% alle donne in gravidanza.  “Nell’atteggiamento verso la vaccinazione antinfluenzale, ormai universalmente conosciuta come la principale strategia di difesa dall’influenza, emerge il tema chiave della propria personale percezione del rischio”, spiega Vaccaro. “Alla consapevolezza condivisa dalla maggioranza degli over 50 che l’influenza può rivelarsi una malattia grave per anziani e cronici, si associa una quota ancora maggiore (il 58%) che non la teme, anche tra i più anziani. Prevale, infatti, una concezione soggettiva dell’età e della propria vulnerabilità alla malattia che impatta sull’approccio personale verso la vaccinazione e sulla scelta di vaccinarsi”.

Non decolla la copertura vaccinale tra gli anziani

La copertura vaccinale tra gli over 65 (per i quali la vaccinazione è offerta gratuitamente e somministrata prevalentemente dal medico di famiglia) nella scorsa stagione 2018-2019 ha raggiunto il 53%, più o meno lo stesso dato dello scorso anno. Come mai si è passati dal 68,3% del 2005-2006 ad una graduale riduzione che ci allontana sempre di più dagli obiettivi del piano di copertura vaccinale? “Probabilmente dipende dal grado di fiducia nel vaccino come strumento di prevenzione”, spiega Vaccaro. A fronte del 32,7% degli italiani over 50 che afferma di fidarsi “molto” delle vaccinazioni, la maggioranza (il 53,2%) si fida “abbastanza”, mentre il 14% “poco” o “per niente”.

Ancora lontani dagli obiettivi di copertura

Nella scorsa stagione, anche se con un leggero aumento, solo il 37,8% degli intervistati si era vaccinato. “Gli obiettivi di copertura, per tutti i gruppi target, sono il 75% come obiettivo minimo perseguibile ed il 95% come obiettivo ottimale”, ricorda Italo Francesco Angelillo, presidente della Società Italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI). Anche per l’influenza, come per la maggior parte delle malattie prevenibili con vaccino, ottenere elevate coperture vaccinali permette di contenere la circolazione del microrganismo responsabile e, di conseguenza, garantisce una protezione anche ai non vaccinati. È necessaria perciò una maggiore comprensione delle strategie per aumentare e sostenere i livelli di immunizzazione in modo da creare sistemi efficaci e duraturi di immunizzazione”.

Potenziare il personale dei centri vaccinali

Solo il 12,4% effettua la vaccinazione in un centro vaccinale. “Questo risultato prosegue Angelillo – richiama l’urgente necessità di garantire un supporto ai centri vaccinali principalmente attraverso il potenziamento del personale”. Non solo: l’informazione corretta non deve passare solo attraverso giornali, televisione e siti internet ma arrivare direttamente da chi eroga i vaccini: “Gli operatori sanitari, in qualità di importanti modelli di comportamento e fonte affidabile di informazione – precisa il presidente della SItI – devono essere in grado di fornire informazioni accurate e corrette ai pazienti e alla comunità. L’immunizzazione degli operatori sanitari è estremamente importante non solo per la tutela dei pazienti, ma anche per la tutela dei professionisti stessi e dei loro contatti”.
 

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Carlo Verdelli
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