"In rete con i ragazzi", lezioni di educazione digitale per insegnanti, pediatri e genitori

“In rete con i ragazzi”, lezioni di educazione digitale per insegnanti, pediatri e genitori


QUASI UN FANTASMA che racconta con inquietante serenità i suoi giorni rovinati dal cyber-bullismo: prima come carnefice, poi come vittima. Infine, a chiusura dello spettacolo, un intenso monologo che descrive l’immenso rimpianto di un ragazzo come tanti caduto nella rete. Così lo spettacolo “Avrei soltanto voluto” di Edoardo Mecca diventa un modo diverso e senz’altro più accattivante per parlare ai ragazzi di cyberbullismo. Vi hanno assistito stamattina centinaia di studenti di scuole medie e superiori alla Teatro Sala Umberto di Roma dove è stato firmato un protocollo d’intesa tra Polizia di Stato, Società Italiana di Pediatria, Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), Google e UniCredit Foundation per la realizzazione del progetto “In rete con ragazzi. Una guida all’educazione digitale”.

Il capo della Polizia: “Ragazzi non fate gli Smonzie ma scaricate YouPol”

Ad incontrare insegnanti e studenti è venuto anche Franco Gabrielli, Capo della Polizia-Direttore generale della Pubblica Sicurezza: “Io non sono social, ma vorrei esortare i ragazzi a non essere degli Smonzie, neologismo nato dall’unione di smartphone e il tipico comportamento da Zombie di chi ne fa un uso smodato”. Dopo aver conquistato i ragazzi con il suo modo di parlare forbito ma sincero, il Capo della Polizia ha ricordato che in fondo queste forme di bullismo a cui si assiste oggi ci sono sempre state: “Ora, però – ha detto Gabrielli – la rete ha introdotto un elemento devastante perché ai miei tempi quando succedeva i genitori intervenivano chiedendo di cambiare classe mentre oggi nel villaggio globale tutto questo non è possibile o meglio sarebbe inutile. In tutte queste questioni, sia che si tratti di bullismo o di spaccio di droga, un ruolo fondamentale ce l’hanno i ragazzi che non sono coinvolti perché chi sta dentro il problema spesso non ha la forza né per rendersi conto della gravità, né per denunciare”. Poi Gabrielli ha esortato gli studenti a scaricare la App YouPol e ad usarla attivamente: “Nelle 105 questure italiane c’è un monitor dedicato a questa App attraverso la quale i ragazzi possono segnalare, sia in modo anonimo, sia registrandosi, situazioni di pericolo per esempio di bullismo con foto e video. Grazie a queste segnalazioni abbiamo potuto fare diversi interventi: quindi vi invito ad usarla”.

Nativi digitali e iper-connessi  

Chiunque abbia un figlio o un nipote adolescente o preadolescente sa bene quanto siano tecnologicamente avanzati il che significa che trascorrono troppo tempo su telefoni o tablet. Talvolta, un utilizzo eccessivo dei dispositivi provoca anche disturbi, quali mancanza di concentrazione, bruciore agli occhi e difficoltà a prendere sonno. A confermarlo sono anche i risultati di una ricerca condotta da Skuola.net che ha intervistato 10mila ragazzi tra i 9 e i 18 anni (circa 4mila tra i 9 e i 14 anni). In media, l’87% possiede uno smartphone. Il 41% trascorre più di 3 ore al giorno di fronte ad un dispositivo elettronico, il 38% usa lo smartphone prima di addormentarsi e il 21% lo accende appena apre gli occhi la mattina, mentre il 24% lo usa durante lo studio (ma non sempre per fare i compiti).

Per cosa usano lo smartphone

Complessivamente circa la metà dei ragazzi intervistati (47%) giudica positivamente il proprio rapporto con la tecnologia, ma ammette di stare troppo tempo sui dispositivi senza rendersene conto. Il 24% dichiara di usarlo per comunicare con gli amici e il 23% per andare sui social network. Il 42% dei ragazzi dichiara che mentre usano i dispositivi i genitori stabiliscono regole e tempi d’utilizzo ma solo il 30% riuscirebbe a rinunciare al proprio dispositivo per un mese.Scarsa concentrazione e occhi rossi

Questo uso smodato di smartphone e tablet già dai nove anni che effetto ha sulla salute? La Società Italiana di Pediatria già qualche mese fa aveva diffuso un documento di prossima pubblicazione su Italian Journal of Pediatrics, che, sulla scorta di oltre 100 studi scientifici condotti in tutto il mondo, metteva in luce le possibili conseguenze sulla salute psicofisica conseguenti all’uso eccessivo della tecnologia. La ricerca di Skuola.net conferma i possibili rischi legati ad un uso inappropriato dei device. Gli effetti negativi sulla salute dovuti all’abuso di smartphone, tablet e similari si manifestano sotto forma di scarsa concentrazione nello studio e nelle attività quotidiane (lo lamenta il 24% degli intervistati) e sensazione di bruciore agli occhi (21%). Seguono dolori a collo e schiena (12%), insonnia (10%) e disturbi dell’umore (7%). Solamente 1 su 4 sostiene di non accusare alcun sintomo dopo una lunga sessione ‘tech’.

Non repressione, ma educazione

Come gestire quest’uso compulsivo della rete? “In questo caso, la repressione da sola non basta”, dichiara Nunzia Ciardi, direttore Polizia postale e delle Comunicazioni. L’unica arma vincente può essere solo l’educazione per fare cultura in modo da far comprendere ai ragazzi cosa ci può essere dietro un post messo online e che a volte può davvero creare problemi molto seri fino ad arrivare alla depressione. Tutto questo è difficile da immaginare quando si è al sicuro dentro la propria stanza davanti ad uno schermo. Bisogna fare uno sforzo di riflessione: pensare prima a quello che si fa”.

“Confidatevi con il vostro pediatra”

Ma smartphone e tablet sono proprio l’antitesi della riflessione perché si basano al contrario sulla velocità e creano una pericolosa dipendenza: “Se si mangia troppo di una pietanza che ci piace molto – avverte Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria – ci si sente male, quindi il troppo non va bene. E’ scientificamente provato che un uso prolungato dei device ha delle conseguenze sulla vista e può danneggiare gli occhi e la postura. Ora che siete ragazzi ciò può darvi pochi fastidi ma da adulti diventano problemi più seri”. “I pediatri – prosegue Villani – sono, insieme ai poliziotti e agli insegnanti, le persone che vi sono più vicine dopo i vostri genitori. Se c’è qualcosa che non va qualche problema che vi turba, rivolgetevi a noi che siamo i vostri medici e possiamo consigliarvi rispettando la vostra privacy visto che sia noi che i poliziotti siamo tenuti al segreto professionale”.

Il lato ‘buono’ della tecnologia

Ma essere in confidenza con i dispositivi di nuova generazione non presenta solo rischi. Ci sono anche delle opportunità legate al digitale usato in maniera appropriata: sviluppare le abilità di ricerca, potenziare il senso di competenza e autoefficacia, trovare uno spazio per la propria creatività, favorire la socializzazione entrando in contatto con interlocutori di tutto il mondo. Insomma, il ‘diavolo’ non è lo strumento in sé ma l’uso che se ne fa. Ed ecco allora il senso di questo progetto che vuole supportare insegnanti, genitori, pediatri – primo punto di contatto con le famiglie e “antenna” sociale – nel guidare i nativi digitali verso un rapporto equilibrato con la rete, prevenendo le possibili conseguenze negative sulla salute dei ragazzi e i rischi a cui questi possono trovarsi esposti quando navigano su internet.

Google: “Fate il Privacy check up”

“Non dovete pensare che solo perché in mezzo c’è uno schermo ci sia una distinzione tra mondo virtuale e mondo reale”, avverte Giorgia Abeltino, direttore Government Affairs and Public Policy per il Sud Europa di Google. “Se offendete qualcuno online, c’è un effetto diretto sulla vita reale di ciascuno di noi. Sono convinta che da grandi cercherete lavoro attraverso l’online, imparerete a suonare la chitarra o a cucinare una torta perché il mondo digitale può essere fonte di tante opportunità ma bisogna essere responsabili. Noi in Google lavoriamo sulla base di tre principi: trasparenza, controllo e sicurezza. Voi avete il compito di capire come vengono trattati i vostri dati sul vostro account. Basta andare sulla funzione “Privacy check up” dove, per esempio, potete decidere, di non voler ricevere certe pubblicità. Noi abbiamo il compito di proteggere i vostri dati che sono un bene prezioso, ma anche voi dovete essere attenti a non fornire queste informazioni in modo irresponsabile. Insomma, non dovete lasciarvi risucchiare completamente dall’online”.

Una guida pratica

Per questo è stata realizzata una guida di facile consultazione, rivolta a genitori, insegnanti e pediatri di ragazzi di 9-14 anni, che affronta i diversi aspetti utili a favorire una navigazione il più possibile sicura e responsabile. Uno strumento rapido e agevole per chi ogni giorno si confronta con i ragazzi, spesso tecnicamente più abili in ambito digitale rispetto agli adulti, ma non per questo pienamente consapevoli dei possibili rischi di un uso scorretto della rete. Partendo da un capitolo sui vantaggi della Rete per i ragazzi, la guida percorre tematiche legate ai principali rischi della Rete e come evitarli, come tutelare la privacy e le regole per vivere la Rete sicuri e in maniera equilibrata. In una seconda fase del progetto sono previste giornate dedicate alla “formazione” rivolta a insegnanti, genitori e pediatri in diverse regioni italiane.
 

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Carlo Verdelli
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