Google, spiati milioni di pazienti per allenare la sua intelligenza artificiale

Google, spiati milioni di pazienti per allenare la sua intelligenza artificiale


SONO tanti e diventano ogni giorno di più. Da Google a Facebook, da Microsoft da Amazon, da Tencent ad Alibaba, fino ad Ibm, Nvidia ed Apple. Che la sanità sia il prossimo settore al quale i colossi della tecnologia puntano non è un mistero e la promessa è quella di cambiarne il volto rendendola molto più efficiente. Ma, al solito, ci sono anche degli effetti collaterali. L’ultima polemica riguarda Google e il suo accordo con 153 ospedali statunitensi. Fornirebbero al colosso del Web dati preziosi, fra diagnosi e cartelle mediche, per allenare la sua intelligenza artificiale e renderla più abile nel prevenire e individuare disturbi e malattie. Il problema? A quanto pare né pazienti né medici sapevano nulla.

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L’accordo in realtà sembra riguardare anche l’uso dei servizi cloud di Google da parte degli ospedali coinvolti in “Project Nightingale”, costruito in collaborazione con Ascension, uno dei network più importanti di cliniche americane. L’accordo fra le due aziende, che il Wall Street Journal  avrebbe svelato, risale in realtà al 2018 e di segreto ha poco. Sulla pagina di Wikipedia dedicata ad Ascension è citato a chiare lettere. Si sa anche da tempo che circa 150 dipendenti di Google da circa un anno avrebbero accesso ai dati personali, incluso nome e data di nascita, di decine di milioni di pazienti.  
 
L’età della popolazione si alza ovunque, la media attuale è di 73,5 anni, e così aumentano le malattie croniche mentre i sistemi sanitari fanno fatica e hanno sempre meno personale. L’uso dell’intelligenza artificiale (Ai) potrebbe in teoria colmare alcune carenze e ora dalla fase sperimentale si sta passando alle prime applicazioni. DeepMind di Google, in collaborazione con il Moorfield Eye Hospital in Inghilterra, ha usato la sua Ai per diagnosticare cinquanta patologie dell’occhio con un’accuratezza del 94 per cento; Facebook ha annunciato di avere una tecnologia capace di eseguire una risonanza magnetica dieci volte più rapidamente del normale; Watson, l’Ai della Ibm, è entrato in corsia in un ospedale tedesco dove si trattano malattie rare; Amazon, assieme a Jp Morgan e Berkshire Hathaway, intende creare un sistema di assistenza remoto e di distribuzione delle medicine che sorpassi tanto le assicurazioni quanto le farmacie tradizionali.

Bisogna tenere presente che parliamo di un mercato che vale globalmente 7,724 miliardi di dollari e che nel 2022 dovrebbero raggiungere quota 10,059 stando alla Deloitte. Non esattamente spiccioli e per questo ci si stanno buttando tutti con alcuni che evidentemente per arrivar prima hanno deciso di prendere delle scorciatoie. Avere una grande quantità di dati è una delle prime condizioni per arrivare ad algoritmi efficaci.  
 

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Carlo Verdelli
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