Dal colore di Nefertiti un aiuto per la ricerca biomedica

Dal colore di Nefertiti un aiuto per la ricerca biomedica


CHIUNQUE abbia visto anche solo in fotografia il celebre busto di Nefertiti, esposto all’Altes Museum di Berlino, ricorda certamente il particolare azzurro del suo copricapo. E ora quel colorante antichissimo, utilizzato già 2500 anni prima della nostra era, arriva in aiuto alla scienza. Partendo da quel particolare azzurro, fatto da un composto di silicato di calcio e rame i ricercatori dell’università tedesca di Gottinga sono riusciti a produrre un nanomateriale utilizzabile per indagini microscopiche e spettroscopiche a infrarossi NIR, una particolare lunghezza d’onda che permette di esaminare nel dettaglio minuscoli campioni biologici
Il blu Nefertiti, infatti, è un ottimo emettitore di luce e può essere usato per macchiare piccolissimi campioni di materiale, in modo da farli risaltare con una risoluzione migliore. L’idea di realizzare lo studio pubblicato on line su Nature, che ha come primo firmatario un giovane ricercatore italiano, Gabriele Selvaggio, è nata per caso, quanto i ricercatori hanno messo sotto il microscopio un campione etichettato con quel particolare blu e si sono resi conto che l’inchiostro risaltava in modo imprevisto.  

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 Il fatto che oggetti antichissimi non abbiano perso il loro colore è la migliore conferma della stabilità del composto. E dato che sono pochissimi i coloranti utilizzabili in condizioni così estreme, i ricercatori hanno provato a ridurre le particelle blu in sfoglie di dimensione nanometrica centomila volte più sottili di un capello – provando a utilizzarle per migliorare la definizione di campioni biologici. E con ottimi risultati: si è visto che anche alle più piccole dimensioni il colorante mantiene le proprie caratteristiche, che permettono a esempi o di esaminare embrioni di moscerini drosofila, utilizzati come modelli animali in molte ricerche. Inoltre i test eseguiti mostrano che può essere utilizzato in organismi viventi senza danneggiarli: due caratteristiche che ne fanno una risorsa preziosa per studiare sistemi biologici complessi. 
 

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Carlo Verdelli
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