Dai funghi miracolosi all'ipotermia, 8 bufale da sfatare sul melanoma

Dai funghi miracolosi all’ipotermia, 8 bufale da sfatare sul melanoma


I PAZIENTI CON MELANOMA che seguono una dieta ricca di probiotici e fibre rispondono meglio all’immunoterapia. La notizia arriva dall’American Association for Cancer Research ed è quindi scientificamente affidabile. Ma purtroppo online si trovano tante notizie false che possono indurre i pazienti, in cerca di soluzioni disperate, a commettere degli errori che poi si ripercuotono negativamente sull’efficacia delle terapie. “Alcune fake-news possono avere delle conseguenze davvero pesanti sulla salute dei pazienti che sono indifesi e spesso non del tutto lucidi”, racconta Monica Forchetta, presidente dell’Associazione Pazienti Italia Melanoma (Aipam). “Perciò, affidatevi ai medici, seguite le Linee guida e prima di credere a qualunque cosa sia scritta online e condividerla sui social verificate le informazioni sulle pagine delle associazioni di pazienti o delle società scientifiche, insomma da fonti al di sopra delle parti”, raccomanda. Abbiamo chiesto a Monica Forchetta di indicarci le bufale più diffuse in rete sul melanoma e a Paola Queirolo, responsabile del DMT (Disease Management Team) Melanoma e Tumori cutanei all’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, di fare chiarezza. 

Integratori miracolosi?

Reishi, Maitake, Agaricus: sono funghi medicinali che si trovano all’interno di alcuni integratori. Una delle fake-news più diffuse è proprio quella secondo cui alcuni di questi integratori potenziano l’effetto dei farmaci e riducono i dolori articolari. “Mi è capitato di vedere pazienti con lesioni al fegato che assumevano integratori ai funghi che sono tossici anche per una persona sana”, racconta ad Oncoline Monica Forchetta che ha vissuto in prima persona il melanoma come paziente prima di fondare l’Associazione. “Quindi assumerli ogni giorno può creare seri danni soprattutto a chi ha lesioni epatiche per cui molti pazienti hanno dovuto interrompere i trattamenti pensando che si trattasse di tossicità dovuta ai farmaci oncologici e invece i problemi erano causati dai funghi”. Insomma, affidarsi a questa convinzione potrebbe essere rischioso. “Non esiste alcuna evidenza scientifica che supporti l’utilizzo di integratori a base di funghi per potenziare gli effetti dei farmaci o per trattare eventuali effetti collaterali”, chiarisce Queirolo. “Al contrario, alcuni funghi possono causare tossicità epatica e impedire il trattamento con i farmaci anti-tumorali, oltre che a confondere l’interpretazione degli esami ematochimici da parte del medico”.

Digiunare durante le terapie ha un effetto positivo?

Un’altra fake-news molto in voga è quella secondo cui fare il digiuno durante le terapie aiuta. Ma come stanno davvero le cose? “In generale, il digiuno durante le terapie oncologiche non aiuta”, sfata Queirolo. “Esistono solo alcuni dati, non validati da studi clinici rigorosi, che suggeriscono un effetto positivo del digiuno di 24 ore prima di alcuni regimi chemioterapici. Tuttavia, fino a che non esisteranno evidenze più solide, il digiuno non può essere raccomandato ad eccezione di casi molto selezionati”.

Il metodo Hamer funziona?

Il cosiddetto metodo Hamer, anche noto come Nuova Medicina Germanica, si basa sul presupposto che il tumore sia il frutto di un conflitto psichico. una sua seguace, Germana D., medico di base e omeopata, aveva provato a curare una paziente affetta da melanoma proprio con la sua teoria. La donna perse la vita nel 2014, nonostante avesse più volte segnalato al medico che le cure non stavano funzionando. “Il cosiddetto metodo Hamer – precisa Queirolo – si basa su un insieme di teorie che non sono mai state sottoposte a una sperimentazione scientifica seria e, rinnegando l’uso dei farmaci, può causare ai pazienti che lo seguono gravi ritardi nell’inizio delle terapie antitumorali, con un peggioramento della prognosi”.

Assumere aloe vera durante il trattamento ne aumenta l’efficacia?

Secondo alcune teorie non scientificamente dimostrate, l’Aloe vera – una pianta piuttosto comune anche in Italia – sarebbe in grado di curare molti tipi di tumore, anche quelli in fase avanzata. “I numerosi studi scientifici condotti sull’argomento – spiega l’oncologa – non hanno dimostrato che i composti a base di Aloe vera possano prevenire o curare il cancro nell’uomo, mentre possono essere utilizzati per il trattamento di alcuni problemi cutanei. Sebbene spesso ritenuti innocui in quanto prodotti naturali, in alcuni casi i prodotti a base di Aloe vera possono interferire con l’azione di alcuni farmaci e causare gravi effetti collaterali”.

Dopo la diagnosi di melanoma è vietato andare in spiaggia?

Chi ha ricevuto una diagnosi di melanoma, teme il sole e quindi una delle fake-news più diffuse è che dopo aver combattuto questo tipo di tumore, sia meglio evitare di andare in spiaggia. Ma è davvero un sacrificio necessario? “La diagnosi di melanoma – spiega l’esperta – suggerisce che esistono fattori individuali che predispongono all’insorgenza di tumori cutanei (per esempio, fototipo chiaro). Per tale ragione, i pazienti con melanoma devono sottostare in maniera più attenta alle comuni regole per la corretta esposizione al sole, ma senza alcun divieto, in senso assoluto, di andare in spiaggia”.

L’ipotermia potenzia i farmaci dell’immunoterapia?

In vari forum e chat online si sta diffondendo la convinzione che l’ipotermia possa essere utile per potenziare l’efficacia dell’immunoterapia. Ma anche in questo caso si tratta di una fake-news. “L’ipotermia – spiega Queirolo – non potenzia i farmaci immuno-terapici. Al contrario, un ambiente freddo, che è noto per indurre la soppressione della risposta immunitaria anti-tumorale, secondo i dati di una ricerca sugli animali pubblicata sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), può favorire la crescita del cancro”.

Le creme solari provocano il tumore?

Nei forum dell’Associazione Pazienti Italia Melanoma spesso i pazienti chiedono se è vero che le creme solari facciano venire il tumore. Sembra una domanda assurda, eppure questa bufala circola online con insistenza. E nasce dalla scorretta interpretazione dei risultati di uno studio svedese pubblicato nel 2014 sul Journal of Internal Medicine che indagava la relazione tra abitudine all’esposizione al sole e mortalità. “Le creme solari – chiarisce Queirolo – non provocano i tumori cutanei, ma, anzi, sono un metodo efficace per prevenirli, tanto che il loro utilizzo è raccomandato dalle linee guida nazionali ed internazionali. Piuttosto, non utilizzare filtri solari aumenta la possibilità di ustioni solari, che sono uno dei principali fattori di rischio per il melanoma”.

Meglio non asportare un nevo sospetto per non rischiare di ‘svegliarlo’?

Una delle notizie che viaggiano più spesso in rete è la convinzione che sia meglio non asportare un nevo sospetto perché altrimenti si rischia di svegliarlo. E’ davvero così? “In realtà – chiarisce Queirolo – asportare un nevo sospetto è l’unico modo per fare prevenzione secondaria del melanoma, ossia per fare diagnosi precoce. Non esiste alcuna evidenza scientifica che supporti un aumentato rischio di disseminazione metastatica in seguito all’asportazione chirurgica del melanoma primitivo”.

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