Dagli Stati Uniti l'allarme "Ria": quando l'ansia cresce rilassandosi

Dagli Stati Uniti l’allarme “Ria”: quando l’ansia cresce rilassandosi


ROMA – Rilassarsi può innescare l’ansia. E non è una battuta. L’allarme arriva dagli Stati Uniti e riguarda un fenomeno psicologico poco indagato dal mondo accademico e poco conosciuto al livello sociale. Prende il nome di ‘Ansia indotta da rilassamento’ (Ria), che dopo alcune menzioni sporadiche nella letteratura degli anni ’80 è caduto nel dimenticatoio per essere ripreso solo negli anni 2000. È Il 2012, infatti, quando Cristina Luberto, ricercatrice presso l’University of Cincinnati, conclude la sua ricerca in ambito Ria e sul The Atlantic spiega: “Circa il 15% delle persone hanno sperimentato l’ansia indotta da rilassamento”.

Attenzione, pero: non riuscire a rilassarsi in alcun modo, come accade per l’ansia cronica grave, o utilizzare strumenti e metodi differenti dai più diffusi per rilassarsi, non significa aver sperimentato la Ria. Anzittutto, quando comunemente facciamo riferimento al relax spesso non sappiamo che questo riguarda una specifica sezione del nostro sistema nervoso che è definita sistema parasimpatico ed è responsabile, secondo i principali manuali di anatomia come ‘anatomia del gray’, di quelle reazioni corporee involontarie, che rispondono a situazioni di ‘riposo’ e ‘recupero di energie’, bilanciando le azioni della sezione simpatica. L’ansia indotta da rilassamento, infatti, si sperimenta, secondo quanto dichiarato da Luberto, “quando si entra in uno stato parasimpatico, di relax, subito seguito da un’impennata del battito cardiaco, la respirazione che diventa meno profonda, e si sperimenta una crescita dell’ansia”.

Le più recenti novità sulla ria arrivano poi da uno studio recentissimo, del 2019, del Journal of affective disorders, a firma Hanjoo Kim e Michelle G. Newman che cercano di dimostrare come le persone ansiose finiscono per sperimentare l’ansia indotta da rilassamento perché temono che dopo essersi rilassati, questa tornerà in maniera peggiore. “Pensano che la preoccupazione li aiuti ad affrontare lo stato d’ansia, mentre il rilassamento no. Tuttavia, in realtà, è più sano lasciarsi andare e permettersi di sperimentare cambiamenti emotivi negativi”, spiega Kim al Psypost. Le evidenze della ricerca confermano poi un altro dato: “Il rilassamento ha indotto ansia nei pazienti con disturbo di ansia generalizzato e con disturbo depressivo maggiore”, scrivono i ricercatori.

Luberto, inoltre, nei suoi studi ha disegnato i confini di ‘un’indice di sensibilità al rilassamento’ (Rsi), che tenta di circoscrivere i casi di ria attraverso un’autovalutazione in 21 domande, a cui i pazienti possono rispondere in base a una scala di aderenza da 1 a 5. Le risposte, si legge sull’Atlantic, possono fornire indicazioni circa le possibilità di trattamento. “Il riposo è spesso prescritto in situazioni di ansia. In questo caso non può esserlo” spiega Luberto. Le persone con Ria possono beneficiare, invece, di trattamenti “come il far fronte alle proprie paure in un contesto terapeutico” o con la partecipazione “a sessioni di relax controllato e supervisionato”, si legge nel sito web della rivista statunitense.

L’ansia da rilassamentto non è catalogata come un disturbo di salute mentale, piuttosto, questa viene considerata un sintomo. “Sarebbe importante- conclude kim- sviluppare e convalidare un metodo di trattamento manuale, in modo che i medici possano integrarlo facilmente nella loro pratica”.


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Carlo Verdelli
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