Curcuma o zafferano? La risposta la dà il laser che smaschera le frodi

Curcuma o zafferano? La risposta la dà il laser che smaschera le frodi


ROMA – Smascherare frodi alimentari sarà più facile, grazie a una nuova tecnologia laser che utilizza luce e suono per rilevare negli alimenti sostanze nocive o anche solo non dichiarate in etichetta. E che può stare anche in una valigetta. Si chiama Safefood ed è uno strumento al quale stanno lavorando i ricercatori dell’Enea di Frascati nell’ambito di TECHEA, TEChnology for HEAlth un grande progetto per il quale l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha stanziato un milione di euro.

Due prototipi

Per ora Safefood è un prototipo, anzi due, per la verità: uno pensato per le attività ispettive degli organi di controllo, come i Nas o le Asl, che consiste in un piccolo laboratorio portatile e maneggevole della misura di un bagaglio a mano alimentato a batteria. L’altro, progettato per essere integrato nei processi industriali e per monitorare l’intera catena produttiva nelle piccole e grandi industrie. Entrambi hanno però alla base la stessa tecnologia: la spettroscopia laser fotoacustica.

La tecnologia: tra luci e suoni

Che funziona così, come spiega bene Adriana Puiu del laboratorio ENEA Diagnostiche e metrologia:  “Si spara sul campione un fascio laser a infrarosso. Il campione si riscalda, si espande e genera un’onda di pressione, una sorta di eco che viene ascoltata come suono attraverso un microfono. In questo modo riusciamo ad analizzare qualsiasi sostanza, senza che le sue molecole vengano alterate, e a ottenere immediatamente i risultati per capire se siamo o no di fronte a una frode alimentare”.

I vantaggi

I vantaggi di Safefood, che i ricercatori contano di mettere a disposizione degli organi ispettivi o dell’industria e della distribuzione nel giro di 2-3  anni, sono tre: “Rapidità della risposta, semplicità di esecuzione, e il fatto che funziona in assenza di reagenti – spiega Luca Fiorani fisico ENEA e responsabile di Safefood – in pratica perché lo strumento faccia il suo lavoro basta prelevare una piccola quantità di cibo, solido o anche liquido inserirla così com’è, senza alcuna lavorazione, in una celletta e azionare il laser. E in uno-due minuti i risultati sono pronti”. Safefood – dice il ricercatore – non ha lo stesso livello di analisi dei grandi laboratori ma risponde molto bene all’esigenza di sapere immediatamente in caso di dubbio, se qualcosa non va in un prodotto: se è sicuro per la salute, se siamo in presenza di sofisticazioni, o se contiene sostanze diverse da quelle riportate in etichetta”.

Zafferano o curcuma? 

Per esempio Safefood è in grado di scovare tracce di  melammina nel latte in polvere. La melammina è una sostanza molto tossica che aumenta fraudolentemente il valore nutrizionale del latte e che qualche anno fa in Cina ha provocato il decesso di diversi neonati. “Ma anche senza arrivare a situazioni limite, che non riguardano noi, in Europa e in Italia, la nostra tecnica – continua Fiorani – sa rilevare per esempio l’eventuale presenza di curcuma in un miscuglio di polvere gialla che potrebbe essere venduta come zafferano, assai più caro della curcuma. O  nel pesce mal conservato la presenza di istamina, che è responsabile della cosiddetta sindrome sgombroide, che consiste in mal di testa, eritemi cutanei, rossore diffuso, orticaria, nausea, dolori addominali”. L’istamina non viene distrutta con la cottura, e l’unico modo per tutelare la salute dei consumatori è in effetti evitare che la merce raggiunga la tavola.
Dolcificanti non dichiarati. Il laser ENEA identifica inoltre la presenza di dolcificanti non in etichetta, come aspartame e saccarosio nei succhi di frutta e nelle bibite analcoliche. Negli agrumi può scovare infezioni da microrganismi patogeni. Nell’olio extravergine di oliva rileva la presenza di oli vegetali a basso costo, o nel vino il metanolo, i solfiti e il glicole etilenico, dicono all’ENEA. “Stiamo lavorando molto attivamente sui nostri prototipi Safefood – conclude Fiorani – perché ci sta particolarmente a cuore trasferire presto questa nuova tecnologia dal laboratorio alla tavola e alla salute dei cittadini”.