Come siamo abituati a mangiare ?

Nelle grandi città, durante i viaggi, nelle pause di lavoro, a scuola e in tutte le altre occasioni della vita di oggi, la tavola si è trasformata (e sempre più lo sarà!) nel bancone di un bar, nel vassoio self-service, nel panino imbottito, nel menù fisso di una mensa. Difendere la propria salute significa oggi districarsi tra le mille offerte di un mercato dominato dal “mangiare un boccone al volo”, ovvero il fast food all’americana, che presenta non poche insidie per una corretta nutrizione. Innanzitutto perché tende a far dimenticare quella cultura della tavola che comprende sia il contenuto (i cibi e la cucina) sia la forma (i tempi e i modi) del mangiare. E poi perché rende più difficile calcolare, nel corso della giornata, l’apporto calorico e nutrizionale della nostra dieta.

È necessario comprendere che i tempi sono sì sempre più stretti, ma non devono diventare invivibili, e ancora, sì al boccone frugale, ma che non diventi una polpetta avvelenata. Non bisogna perdere, ad esempio, la capacità di apprezzare il gusto e gli odori dei cibi sempre più omologati e appiattiti dai processi industriali. Inoltre, si dovrebbe imparare a rivalutare l’uso degli aromi e delle spezie, a volte ottimi aiutanti nel salare meno i cibi e, allo stesso tempo, diffidare dell’abuso che se ne fa nei luoghi della ristorazione collettiva, talvolta anche per mascherare le caratteristiche dei piatti o, quel che è peggio, i segni di una cattiva conservazione.