Category Archive SCUOLA E UNIVERSITA’

Colì colà – Repubblica.it


L’avverbio «*colì» in enigmistica è sempre stato usato. Perché l’ho fatto precedere da un asterisco? Non c’è alcun rimando in nota. In linguistica si usa anteporre l’asterisco alle parole che «non esistono» – anche se nel momento in cui le si scrive è un po’ paradossale stabilire che non esistano. Diciamo, le parole che non ci sono sul vocabolario.
 
Carla Buranello mi ha contagiato col suo dubbio e per la prima volta mi sono accorto che «*colì» non esiste. Esiste certo «colà», ma dovrebbe essere un’abbreviazione di «colaggiù», e non c’è un «coliggiù» o un «colissù» da abbreviare in «colì».

Prendiamo una crittografia come:

L.RI

Soluzione: l’A piazza: dèi (LARI) mira colì = La Piazza dei Miracoli. (piazzaci una A e osserva degli dèi, in quel posto).

Non doveva essere pubblicata, è sbagliata.
 
Mi chiedo: ma se i lessicografi che fanno i vocabolari scoprissero l’enigmistica, dovrebbero decidere che «colì» esiste?

Bifronti di parole – Repubblica.it


Stuzzicato dalla poesia palindroma (parola per parola) di Andrea Corradini (l’abbiamo vista il 7 marzo) Ernesto Neri mi invia una vera e propria enciclopedia del bifronte parola per parola. Oggi ne vediamo alcuni su frasi di tre parole. Sono bifronti se li consideriamo come composti da due frasi indipendenti. Se li leggiamo consecutivamente diventano palindromi (provo a mettere titoli per dare un’interpretazione unitaria).

Zitto, e mosca (testimone barbuto e reticente con l’Antimafia):
Pizzo sul mento, mento sul pizzo.
 
Staff della Protezione Civile
Riparo un danno, danno un riparo.

La povertà vista da Baloko.
Mali del capitale: Capitale del Mali

Seminario anticomunista a Balogo.
Capitale del Mali: mali del Capitale.

Il fante letteraro
Tradotta una parte, parte una tradotta.

Attento alla professoressa che ti sgama!
Passi i temi? Temi i passi!

Disegno il simbolo olimpico per te
Coloro che cerchi: cerchi che coloro.

A nanna dopo il Vangelo
Letto a Messa, messa a letto.

Il Monte mi aiuta a saldare un debito
Ricordo un impegno, impegno un ricordo.
 

Bifronti o chiasmi? – Repubblica.it


I bifronti (o palindromi, a seconda dei casi) di tre parole possono essere visti anche come scambi, o come chiasmi: come quando si dice che bisogna «mangiare per vivere, e non vivere per mangiare».
Inevitabile pensarlo vedendo gli esempi di Ernesto Neri:

Studioso leonardesco
Chiusa una mostra, mostra una chiusa.

Giocando a carte alla mostra di Dix
Quadri di Otto, Otto di quadri.

Contabile in azienda agricola
Fattore del prodotto, Prodotto del fattore.

Il rallista spiritoso
Battuta una Lancia, lancia una battuta.

Il cameriere del club nautico
Caffè del porto: porto del caffè.

Spassosa biografia di architetto
Botta di vita: Vita di Botta.

Scommessa pre-euro di centravanti tedesco
Punto un marco, marco un punto.
 
Centauro in pista.
Moto in circolo: circolo in  moto.

A scarto generoso – Repubblica.it


Le sue generalità potrebbero lasciar pensare a uno pseudonimo, ma invece Generoso Andria esiste e fa ottimi anagrammi, fra cui spicca quello del suo nome-e-cognome: «adoro insegnare». In effetti Andria è professore.

Andria ha composto un carme encomiastico in endecasillabi sciolti, dedicato al presidente del Consiglio.

Da un proselita
. // A Matteo Renzi dedico un salterio. / In politica entrò da una posterla. / Nello sterpaio pubblico s’avanza. /Vuol essere pilastro del governo. / Gli piace pilotare celermente. / Manda una breve epistola al minuto. /  Difese ben pre-lista di ministri. / La resipola causa agli avversari. /Dai trespoli li caccia su cui stanno».
 
Non voglio commentare la composizione dal punto di vista politico, né da quello poetico. Mi limiterò a dire che la trovo un po’ legnosa. Naturalmente questo dipende dalle condizioni di scrittura, che erano vincolate. Innanzitutto questa poesia è un esempio di gimcana di parole, ovvero di ciò che Raymond Queneau chiamava «logo-rally». Si fa un logo-rally quando si scrive un breve testo che deve contenere obbligatoriamente certe parole. Esempio: scrivi una canzone d’amore che contenga le parole «farneticare», «risalite», «scoglio», «stalattiti», «tempio». Viene fuori «Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi» di Battisti-Mogol.
 
Il logo-rally non è che il secondo dei giochi di

Andria. Riuscite a indovinare quali siano le dieci parole vincolate del suo testo? Non è difficile, sono le più strane. La prima è l’unica di nove lettere, ed è nel titolo: «proselita». È la matrice delle altre nove, che si ottengono scartando una lettera a turno della matrice e anagrammando le altre. Nell’ordine: «proselita» senza P dà «salterio»; senza I dà «posterla»; senza L dà «sterpaio»; senza E dà «pilastro»; senza S dà «pilotare»; senza R dà «epistola»; senza O dà «pre-lista»; senza T dà «resipola»; senza A dà «trespoli». «Pre-lista« è l’unica parola non dizionariale: ma è una formazione perfettamente lecita in italiano. Il purista la sostituirà con «alpestri», o «pestarli».

Anagrammi a scarto – Repubblica.it


Sarà che è stagione, anzi periodo, anzi lustro, di tagli, ma ho notato come fra anagrammi a scarto e poesie a scarto (Bob Otti su Facebook), i giochi del momento prevedono spesso scarti di lettera.

Succede persino fuori dalla rubrica, e proprio parlando di economia. In un articolo di Tito Boeri ho trovato un gioco sul fatto che si può anche lasciar perdere la “concertazione”, basta non perdere la “concentrazione”.    

Non mi pare che togliendo altre lettere si possa proseguire la catena. Partendo da “concentrare”, però, sì. Guardate queste sottrazioni (a ogni riga si sottrae la lettera data)

Concentrare – N
Concertare – N
Cercatore – C
Creatore – O
Cratere – R
Tacere – E
Carte – R
Teca – C
Età – A
Te – T
E

Tutte belle parole, anche.

I tagli di Tito Boeri


Tagli tagli tagli.

L’economista Tito Boeri ha proposto l’anagramma a scarto “concentrazione – concertazione” in un suo serio articolo, e qui gli si applica subito il procedimento.
    
Innanzitutto Tito Boeri si anagramma in una parola sola, che è sempre una cosa che ci piace (se ne riparla venerdì): Tito Boeri = obiettori. Quando l’anagramma finisce in una parola sola personalmente non pretendo che ci sia pertinenza fra le parti. Per chi preferisce anagrammi meno belli ma pertinenti faccio notare che Boeri è notoriamente molto critico, un cercatore di peli nell’uovo e quindi gli si attaglia il proposito che dichiara in anagramma: “Tito Boeri = riobietto”.
    
Ecco la cascata degli scarti:

Tito Boeri – O
Itterbio – T
Tiberio – I
Orbite – B
Troie – T
Eroi – O
Rei – I
Re – R
E.

Le parole sono un po’ meno belle di quelle di ieri, ma pazienza. Sono però contento che ci sia l’itterbio, che è uno dei miei elementi chimici favoriti per ragioni che hanno a che fare con Primo Levi e con i logogrifi (che sono anche questi anagrammi a scarto, fra l’altro).

 

Taglio record



Taglio record

Triangoli isosceli e triangoli equilateri


Se avete seguito la rubrica di questa settimana avrete notato che ho impaginato gli anagrammi a scarto in forma di triangolo: la parola, meno la lettera da sottrarre, a capo la parola ottenuta, meno la lettera da sottrarre. Quelli ottenuti sinora sono tutti triangoli rettangoli e (enigmisticamente) isosceli. Questo perché in due lati, quello superiore (escluso il sottraendo) e l’ipotenusa, sono formati dalle medesime lettere.

RENZI – Z
NERI – N
IRE – I
RE – R
E
    
Si legge Renzi nella prima riga (Z a parte) e ZNIRE nell’ipotenusa. Non può non essere così perché il lato superiore è la parola da anagrammare e l’ipotenusa è formata dalle lettere scartate, che alla fine risultato essere tutte quelle scartate.

Primo problema: è possibile fare in modo che l’ipotenusa ripeta la parola di partenza nell’ordine corretto, senza bisogno di anagrammi?

Ora guardate questo triangolo:

Primo Levi – P
Limivore – I
Volermi – V
Remoli – R
Emoli – E
Milo – M
Oli – O
Li – L
I

Non ne vado fiero, è pieno di parole rare (“limivoro” = che si ciba di fango) o desuete (“remolo”, brezza: “emolo” arcaico per “emulo”). Ma era un esperimento per ottenere il primo triangolo rettangolo enigmisticamente equilatero, in cui cioè le stesse lettere si leggessero anche sul lato verticale, composto dalle iniziali delle parole.

Si può fare di meglio, ma non

è un esercizio facile.

Per fortuna che ora c’è il weekend e si può riposare.

Una parola, una parola sola


Ci sono parole che fanno frase da sole, come le esclamazioni (Piantala!)  o come in quel celebre aforisma di Franco Fortini, titolo: “A Carlo Bo”, testo: “No!”. Se tutta la linguistica del Novecento ha dimostrato che la parola “non esiste”, cioè è un’unità poco pertinente per l’analisi, il trattamento elettronico e telematico ha ridato centralità a quell’unità. Noi qui ci chiamiamo “Lessico e Nuvole” da prima che si sentisse parlare delle “word clouds”, le nuvole di parole con cui nei siti si riassumono e si evidenziano i termini più ricorrenti in un dato discorso. Certo, le nostre sono nuvole fumettare e screziate, nuvole amletiche in cui vedere cammelli (senza pagarli), donnole e balene.

Però come è bello quando si cerca l’anagramma di un nome-e-cognome e se ne trova uno costituito da una singola parola! È quello che è capitato a Bob Otti (Nuoro) quando ha tratto dal nome-e-cognome del nuovo presidente regionale della Sardegna, Francesco Pigliaru un fantastico “pluriscenografica”. Così si è autocommentato, su Facebook: “Non è bellissimo, lo so,… tuttavia racchiude un certo senso di spaesamento nel vedere la composizione della nuova squadra in Consiglio Regionale. … mi ricorda la sensazione (in quel caso piacevole) che provo in teatro quando un cambio di scenografia modifica improvvisamente la mia percezione dello spazio e del tempo. E’ di sinistra? E’ di centro sinistra? E’ di centro-centro sinistra?”.
  

 
Qualche settimana dopo è toccato a me, nel giorno in cui il commissario alla spending review ha presentato gli allarmanti risultati del suo lavoro – tagli su tagli – scoprire che “Carlo Cottarelli = riaccoltellator”. Sono anagrammi a cui non si chiede, in realtà, né bellezza né particolare pertinenza. Quando ci sono è meglio, certo: ad esempio, il bilocato “Padre Pio” si anagramma in “doppiare”. Ma anche in esempi più stravaganti, come “Tazio Nuvolari = rivoluzionata” o sgraziati come “Valerio Magrelli = rallegriamoveli” brillano barlumi sintomatici. Di cosa, non chiedetelo all’anagrammista.

Angosciarsi e scagionarsi – Repubblica.it


Una delle ultime volte che abbiamo parlato qui di anagrammi in verbis singulis (da un nome-e-cognome a una parola sola) io avevo molto elogiato un esempio che mi aveva fatto conoscere Guido Iazzetta:

Igor Cassina = angosciarsi.

Bellissimo, e bellissima anche la variante: “scagionarsi”.
    
Dicevo venerdì che quando si trova un anagramma in una parola sola a me non interessa più tanto che ci sia una relazione di senso fra anagrammato e anagrammante. Perciò non mi scervello per capire se davvero Gianni Letta possa essere considerato Intagliante o cosa possa c’entrare il nipote Enrico Letta con l’elettronica.
    
Né considero un’insolenza che un eterno giovanotto della canzone italiana dia come esito un’invocazione poco rispettosa (nonché bisdrucciola):

Massimo Ranieri = rianimàsseromi.
    
Mi dispiace di più che quella di arrivo sia una ben “brutta” parola: brutta perché è una flessione verbale con particella enclitica, una parola forzata, da telegramma. Così del resto:

Gianni Agnelli = ingannaglieli.

Come anagramma dell’Avvocato è certo più bello quello, storico, fatto da Sandro Dorna: “Gianni Agnelli = inganni legali”. Ma ora siamo sulle parole singole, e non badiamo troppo all’estetica.