Allergie alimentari: con un farmaco per l'asma si abbassa il rischio di shock anafilattico

Allergie alimentari: con un farmaco per l’asma si abbassa il rischio di shock anafilattico



Allergie alimentari: con un farmaco per l'asma si abbassa il rischio di shock anafilattico

Studio del Bambino Gesù di Roma: la molecola crea una barriera protettiva. Risultato: il 70% degli alimenti proibiti reintrodotti in sicurezza nella dieta

Sorpresa. Un farmaco per l’asma allergico si è rivelato capace di ridurre in maniera significativa il rischio di shock anafilattico per i bambini con allergie gravi. Creando una barriera protettiva anche contro l’anafilassi, la forma più grave di allergia alimentare. La scoperta è stata fatta dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che hanno osservato le reazioni a vari allergeni alimentari in un gruppo di bambini durante il trattamento con il farmaco omalizumab. I risultati dello studio sono stati appena pubblicati su Journal of Allergy and Clinical Immunology: in practice
 

Allergia alimentare: colpiti 5 bambini su 100

Le malattie allergiche sono le patologie croniche più diffuse, quelle alimentari, in particolare, colpiscono 5 bambini su 100, con un picco nei primi 3 anni di vita. Questa forma di allergia è scatenata dalle proteine contenute in alcuni cibi che – per un errore del sistema immunitario – vengono riconosciute come minacce, innescando la reazione infiammatoria. In circa il 40% dei casi l’allergia alimentare è associata ad asma allergico grave, che pregiudica la crescita dei polmoni e riduce la qualità di vita.
 

Che cos’è lo shock anafilattico

L’anafilassi è la forma più grave di allergia alimentare. In età pediatrica ha una prevalenza tra l’1 ed il 3% dei casi di allergia alimentare ed è 10 volte più frequente tra i bambini che tra gli adulti. I sintomi si sviluppano molto rapidamente: basta l’ingestione, il contatto, o la semplice inalazione di piccole quantità dell’alimento “incriminato” per provocare orticaria, edema e gonfiore del volto, prurito e gonfiore delle estremità, rinite, congiuntivite, mancanza di fiato, tosse convulsa. Altrettanto velocemente, in circa 3 casi su 100, i sintomi progrediscono fino ad arrivare alla riduzione della pressione arteriosa e allo shock anafilattico. I bambini con allergia alimentare associata ad asma allergico grave corrono un rischio maggiore di andare incontro allo shock anafilattico.
 

Lo studio

I ricercatori del Bambino Gesù, diretti da Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia, hanno studiato un gruppo di 15 bambini e ragazzi, di età compresa tra i 6 e i 18 anni, affetti da asma allergico grave associato a forme complesse di allergia alimentare (reazione immediata a 2 o più alimenti). Lo studio è durato quasi 3 anni: in questo periodo sono state osservate le reazioni a vari allergeni alimentari prima e dopo l’avvio del trattamento con omalizumab, un principio attivo utilizzato per la cura dell’asma allergico grave persistente. Il farmaco agisce direttamente contro le immunoglobuline E (IgE), all’origine delle crisi asmatiche, prevenendo l’attacco infiammatorio. Di documentata efficacia sul fronte dell’asma allergico e dell’orticaria cronica, fino ad oggi gli effetti dell’omalizumab su altre forme di allergia erano stati scarsamente indagati. Lo studio del Bambino Gesù ne ha dimostrato le ricadute positive anche sull’allergia alimentare severa, cioè sul livello di tollerabilità degli allergeni alimentari durante il trattamento per l’asma grave.

I risultati

I 15 pazienti arruolati manifestavano reazioni allergiche immediate a 37 alimenti. L’80% aveva già affrontato episodi di anafilassi. I ricercatori hanno effettuato il test dei livelli di reattività per 23 diversi alimenti (compresi latte, uova, grano, nocciola) prima e dopo l’inizio del trattamento con omalizumab. Dal confronto dei dati è emerso un innalzamento della soglia di tolleranza agli allergeni (si è passati da una soglia media iniziale di 460 mg di proteine a 8192 mg) che ha ridotto sensibilmente il rischio di shock anafilattico in caso di contatto involontario con i cibi “proibiti”. Nel periodo di osservazione, infatti, il numero di reazioni all’ingestione accidentale di allergeni è sceso da 47 a 2 episodi registrati.
 
Grazie all’azione protettiva del farmaco, oltre il 70% degli alimenti testati (15 su 23) è stato reintrodotto in sicurezza nella dieta dei bambini, senza necessità di procedure di immunoterapia orale. I restanti cibi sono stati quasi del tutto tollerati. In base al giudizio di genitori e pazienti, espresso tramite un questionario, la qualità della vita è aumentata mediamente del 40%.
 
«Lo studio ci ha permesso di capire che con l’omalizumab l’allergia alimentare smette di essere pericolosa e che dosi di cibo prima molto rischiose possono essere tollerate, pressoché azzerando il rischio di shock anafilattico», spiega Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù. «Con la somministrazione del farmaco il bambino guadagna uno stato di tolleranza che gli permette di respirare, mangiare ed entrare in contatto con gli allergeni, anche i più pericolosi per lui, senza averne danno. I risultati della nostra ricerca aprono ora la strada a studi prospettici sull’opportunità di utilizzare il trattamento anche per casi selezionati di pazienti con allergia alimentare ma che non abbiano asma».