Aborto non sicuro, la denuncia di MSF: "Nel mondo emergenza dimenticata"

Aborto non sicuro, la denuncia di MSF: “Nel mondo emergenza dimenticata”


MSF, Medici senza frontiere, lo definisce “un’emergenza sanitaria dimenticata”. Perché l’aborto non sicuro rappresenta, nel mondo, una delle cinque principali cause di mortalità materna diretta con le emorragie, le infezioni gravi i disturbi della pressione sanguigna e il parto ostruito. Ma se per le altre quatttro sono stati fatti dei passi avanti, fanno notare dall’organizzazione umanitaria “l’aborto non sicuro, l’unica completamente prevenibile e oggi responsabile di almeno uno su 12 decessi materni a livello globale, resta ampiamente trascurato”. 

L’aborto non sicuro – ovvero l’interruzione di una gravidanza effettuata da persone prive delle competenze necessarie o in un ambiente privo dei requisiti igienico-sanitari minimi, o entrambi, come definito dall’Oms – è comune in tutto il mondo. E MSF offre a corredo anche dei numeri: circa una gravidanza su quattro si è conclusa con un aborto indotto durante il periodo 2010-2014. Circa il 45 per cento degli aborti a livello globale è considerato non sicuro e oltre 22.000 donne e ragazze muoiono ogni anno dopo aver subito un aborto non sicuro, secondo il rapporto del Guttmacher Institute del 2018. Circa 7 milioni di donne vengono ricoverate in ospedale ogni anno per complicazioni post-aborto, alcune avranno disabilità permanenti, altre non saranno mai più in grado di sostenere una gravidanza.

“Le conseguenze dell’aborto non sicuro costituiscono non soltanto un problema di natura medica ma anche un dramma umano a cui non possiamo voltare le spalle. I nostri medici e infermieri vedono costantemente che molte donne e ragazze ricorrono a metodi di interruzione di gravidanza non sicuri, pericolosi o potenzialmente fatali, quando non hanno accesso all’assistenza per l’aborto sicuro, nonostante i considerevoli rischi. Dobbiamo continuare a spingere perché vengano fatti ulteriori progressi in materia di assistenza all’aborto sicuro in tutto il mondo perché la vita di tante donne e ragazze dipende da questo” spiega  Claudia Lodesani, medico e presidente di MSF.

Circa il 97 per cento degli aborti non sicuri e dei decessi ad essi correlati si verificano in Africa, America Latina e Asia meridionale e occidentale, tutte aree in cui Medici Senza Frontiere (MSF) offre assistenza medica alle persone che ne hanno bisogno.

Un’emergenza sanitaria

Nel 2017, il personale di MSF ha curato oltre 23.000 pazienti con complicanze post-aborto. In alcuni ospedali dove lavorano le équipe di MSF, fino al 30 per cento delle complicanze ostetriche possono essere dovute a un aborto non sicuro. Capita che la donna o la ragazza si sia rivolta in prima battuta a un operatore inesperto o abbia tentato di procurarsi l’aborto personalmente.  “In sala operatoria, esaminando molte di queste donne, ho trovato lesioni all’utero causate da oggetti appuntiti” racconta Claire Fotheringham, consulente di MSF per la salute della donna, in Africa occidentale.

Giudizio morale e vergogna

L’esperienza di MSF in paesi come la Colombia, la Grecia, il Mozambico e il Sudafrica, per citarne alcuni, dimostra la grande varietà di donne che affrontano una gravidanza indesiderata: sposate e non sposate, già con figli e ragazze che vanno ancora a scuola, donne istruite provenienti da zone urbane e altre da zone rurali. Alcune usavano un metodo contraccettivo che non ha funzionato o non è stato più disponibile. Alcune hanno subito una violenza sessuale. Altre si trovavano in difficoltà finanziarie ed emotive, con o senza partner o supporto familiare. Alcune sono rimaste coinvolte in una crisi umanitaria e sono fuggite per salvarsi la vita. Le circostanze di una gravidanza indesiderata possono portare a livelli di vergogna e stigma pari a quelli causati dall’aborto stesso.
 

Limitazioni legali 

“L’aborto è ancora criminalizzato in molti paesi e dove non lo è più il cambiamento è lento”, fa notare l’organizazione. Esistono “evidenze che dove ci sono restrizioni legali aumentano gli aborti non sicuri, mentre dove l’aborto è legale e sono disponibili servizi sicuri, morti materne e disabilità sono notevolmente ridotte. Proprio sulla base di queste evidenze, alcuni paesi hanno ripensato le proprie leggi”. Ad esempio, rimarca MSF “in Repubblica Democratica del Congo la legge sull’aborto è cambiata nell’aprile 2018. Da allora, tutte le strutture mediche hanno l’obbligo di effettuare interruzioni di gravidanza per donne che sono state vittime di stupro o abusi sessuali, o la cui salute fisica o mentale è a rischio. Il Mozambico ha rivisto la propria posizione nel 2014, consentendo l’aborto gratuito per tutte le donne nel primo trimestre, e fino a 24 settimane in circostanze particolari, in strutture approvate con professionisti qualificati. Sebbene una parte significativa della popolazione possa rimanere contraria a questa pratica, come in Mozambico, la sua legalità può portare a cambiamenti tangibili per le donne”.
 

Più sicurezza sanitaria

MSF sta lavorando con il proprio personale, con enti locali e dipartimenti sanitari, ministeri della salute e altre organizzazioni non governative per migliorare l’accesso ai contraccettivi, alle cure post-aborto e all’interruzione sicura della gravidanza per donne e ragazze che non hanno adeguata assistenza sanitaria o sono coinvolte in una crisi umanitaria. Le gravidanze indesiderate e l’aborto non sicuro hanno un grave impatto medico su donne e ragazze in tanti paesi a basso reddito o colpiti da conflitti in cui opera MSF. Le loro conseguenze ricadono anche sulle loro famiglie e amici, su chi si prende cura di loro, compreso il personale MSF, e sulla loro comunità. “Come organizzazione medica e umanitaria, MSF si impegna a fornire assistenza all’aborto sicuro per ridurre questa evitabile, e spesso trascurata, causa di sofferenza e morte”.