Monthly Archive Agosto 31, 2020

Overdose day, l’idea del fondatore di Villa Maraini che ha salvato migliaia di vite

Agosto 31, 2020 Commenti disabilitati su Overdose day, l’idea del fondatore di Villa Maraini che ha salvato migliaia di vite By admin

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Oltre tremila vite, nella maggior parte dei casi di giovani ragazzi. Sono quelle salvate dagli operatori di Villa Maraini con il naloxone, un farmaco antagonista degli oppiacei che iniettato durante un’overdose riesce ad evitare il peggio. Nella Giornata mondiale contro le morti per overdose, promossa dal Penington Institute in Australia, Repubblica.it racconta il percorso di Massimo Barra, Fondatore di Villa Maraini, Agenzia Nazionale di Croce Rossa Italiana per le dipendenze patologiche. Settantatré anni compiuti la scorsa settimana, il medico romano iniziò a fare il volontario a soli 8 anni grazie ad una crocerossina che abitava di fronte casa sua. Dal 1965 compie missioni in tutto il mondo per la Croce Rossa. Dal 1974 cura i drogati ed esattamente 40 anni fa ebbe un’intuizione grazie alla quale è riuscito a riportare in vita tanti ragazzi andati in overdose, fenomeno che nell’84% dei casi è mortale. Nell’Unione Europea ha provocato nel 2019 oltre 9.400 morti.

Quarant’anni fa lanciò per la prima volta al mondo l’idea di effettuare interventi di primo soccorso con il farmaco Naloxone da parte di personale non medico. Come nasce la sua intuizione?
“In genere i centri antidroga aspettano che i ragazzi bisognosi di aiuto si rivolgano a loro. Noi a Villa Maraini da sempre abbiamo invertito questo approccio e li andiamo a cercare per strada. In questo modo possiamo intercettare anche chi non riesce a trovare la forza e il coraggio di chiedere aiuto. Siamo stati i primi a fare un’Unità di strada andando dove si drogano i ragazzi e quindi ci siamo imbattuti tantissime volte in chi era in overdose. Veder morire così tanti giovani, essere lì e sentirsi impotente è frustrante. Volevo trovare una soluzione a tutti i costi”.

Ma all’epoca il naloxone, farmaco utilizzato per antagonizzare l’effetto dei narcotici durante gli interventi chirurgici o nella cura del dolore, ancora non c’era….
“C’era il Nalorfina, un farmaco antagonista degli oppiacei che, però, aveva anche effetti collaterali soprattutto a livello respiratorio e perciò poteva essere usato solo dal medico. Quando in commercio arrivò il naloxone capii che avevo trovato la soluzione che cercavo perché questo principio attivo non ha effetti collaterali. Questo farmaco rappresenta forse l’unica molecola della farmacopea priva di controindicazioni e perciò valeva la pena già all’epoca attrezzare le ambulanze e auto mediche con questo farmaco salvavita. Bastava iniettare una fiala per salvare la vita di un ragazzo in overdose. Quando vedi uno che sta morendo, che sta andando incontro al coma o all’insufficienza respiratoria, l’uso del Naloxone è la più grande soddisfazione per un medico perché il ragazzo si risveglia dopo poco tempo. Ti regala un senso di onnipotenza perché riporti in vita una persona”.

Come riuscì a trasformare questa intuizione in una pratica che tutti potevano seguire?
“L’idea fu discussa anche a Klingenthal-Strasburgo in Francia, nel corso della prima riunione internazionale del Gruppo di Esperti sulle tossicomanie della Croce Rossa. In quell’occasione ho proposto di far utilizzare il Naloxone nell’ambito dei servizi di pronto soccorso gestiti dalla Croce Rossa, sia da parte del personale sanitario che dal personale volontario quindi non medico, questo per aumentare la possibilità di salvare vite in caso di overdose. Fu predisposta così, la prima raccomandazione del Movimento di Croce e Mezzaluna Rossa, per far fronte al fenomeno dilagante della droga e delle relative overdosi in tutto il mondo. Nel 1992 a Villa Maraini demmo seguito a questo documento. Non potevamo restare inermi, come Centro antidroga sentivamo il bisogno di intervenire e abbiamo sistematizzato le nostre uscite con il camper sul territorio alla stazione Termini appellandoci allo stato di necessità che ci ha consentito di salvare fino ad oggi quasi 3mila vite, che senza il nostro intervento non sarebbero arrivate vive al Pronto Soccorso”.


Overdose day, l'idea del fondatore di Villa Maraini che ha salvato migliaia di vite

Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini

Come ha reagito l’opinione pubblica? La vostra idea era vista come una sorta di connivenza con chi faceva uso di sostanze?
“In qualche caso ancora oggi c’è un po’ di scetticismo perché c’è ancora tanta gente che crede, per esempio, che distribuire siringhe nuove favorisca la pratica del drogarsi ma oggi la prassi del naloxone è ‘digerita’ da tutti anche dall’Oms soprattutto dopo che negli Usa hanno iniziato a morire 60-70 milioni di persone per la diffusione delle droghe artificiali. A quel punto l’uso del naloxone è diventato prioritario per la salute pubblica ma poiché gli americani hanno sempre avuto paura degli aghi da qualche anno le industrie farmaceutiche hanno messo in commercio uno spray nasale per cui non ci sono più remore ad usarlo. In Italia noi l’abbiamo sempre fatto fare agli ex tossicodipendenti che hanno una marcia in più perché sanno riconoscere i sintomi di un’overdose e sanno trovare le vene. Semmai da noi il problema è che le farmacie che dovrebbero obbligatoriamente avere il naloxone spesso non ce l’hanno perché non si vende visto che i genitori dei tossicomani non sanno che dovrebbero tenerne a casa almeno una fiala.

Chiunque può acquistare il naloxone o serve una ricetta medica?  
“Non serve, basta andare in farmacia e chiederlo. Noi vorremmo che tutti i genitori dei ragazzi che si drogano tenessero in casa qualche fiala di Naloxone da poter utilizzare in caso di bisogno perché ci sono anche ragazzi che muoiono a casa davanti agli occhi dei loro genitori impotenti”.

In che modo e dove operate a Roma?
“Abbiamo due camper, uno alla stazione Termini e uno a Tor Bella Monaca e poi abbiamo attivato il numero d’emergenza 5587777. Inoltre, c’è una macchina di emergenza che gira nei posti dove ci si droga e la nostra struttura è aperta 24 ore su 24. C’è una stretta collaborazione con le Forze dell’ordine che hanno imparato a chiamare Villa Maraini per le emergenze con i tossicodipendenti. Ogni giorno in media da noi arrivano circa 600 ragazzi”.

Cosa succede quando un volontario o un vostro operatore si trova davanti un ragazzo in overdose: come interviene?
“Prima di iniziare, si indossano i guanti sterili e si cerca di capire qual è il livello di intossicazione da eroina. Se la persona ha convulsioni o è in stato di incoscienza, si procede subito con un’iniezione intramuscolo di 0,4 mg di naloxone anche tramite gli indumenti per non perdere altro tempo e rischiare che muoia. Se dopo un paio di minuti il paziente non risponde agli stimoli dei soccorritori si può iniettare una seconda fiala di 0,4 mg possibilmente per via endovenosa. Per illustrare meglio come procedere, abbiamo realizzato anche un video tutorial che è possibile vedere sul nostro sito”.

Durante il lockdown i casi di overdose sono diminuiti?
“No, è rimasto tutto come prima. Il primo giorno eravamo terrorizzati perché i tossici vivono per strada e temevano che potessero infettare anche i nostri operatori. Invece, non abbiamo avuto nemmeno un caso di Covid né tra i tossicodipendenti che si sono rivolti al Camper né tra quelli che sono ricoverati nella nostra struttura tanto che ritengo che la loro situazione immunitaria sia molto diversa. La mia ipotesi è che il tossico non sia capace di avere una reazione immunitaria esagerata che poi porta all’espressione clinica del Covid. Ma a parte questa considerazione, nessuno è andato in astinenza e ciò vuol dire che il sistema di distribuzione della droga è talmente oliato che supera anche i limiti del lockdown. A marzo abbiamo avuto 8 casi in una settimana”.

 

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Ferragamo, arriva il film di Guadagnino sul ciabattino delle star

Agosto 30, 2020 Commenti disabilitati su Ferragamo, arriva il film di Guadagnino sul ciabattino delle star By admin

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Tredici indagati per roghi nel Cagliaritano, anche arresti – Ultima Ora

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Regionali: Acquaroli, 10 punti, ma soprattutto prospettiva – Ultima Ora

Agosto 24, 2020 Commenti disabilitati su Regionali: Acquaroli, 10 punti, ma soprattutto prospettiva – Ultima Ora By admin

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Coronavirus, ecco perché è pericoloso anche a 20 anni. E senza sintomi

Agosto 24, 2020 Commenti disabilitati su Coronavirus, ecco perché è pericoloso anche a 20 anni. E senza sintomi By admin

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Anche a 20 anni ci si può ammalare di Covid. Perché il virus non conosce età e infetta chi può. Quindi anche a 20 anni bisogna fare attenzione. Da settimane ormai, Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di ricerca in Statistica medica ed Epidemiologia dell’Università Campus Biomedico di Roma, si sgola per mettere in guardia i più giovani. Parecchi dei quali – non tutti, è chiaro – col coronavirus hanno un rapporto per così dire disinvolto. Soprattutto nei luoghi di vacanza e di movida, e in particolare in queste settimane di piena estate. Per tornare poi a casa qualche volta positivi, spesso asintomatici, e diffondere il virus in famiglia.
 

rep

Abbiamo visto i nostri ragazzi fare lezione e sostenere esami universitari davanti a uno schermo. Preparare la maturità in casa, laurearsi in casa. Poi la voglia di divertirsi è esplosa. E almeno inizialmente, i comportamenti a rischio dei giovani e degli adolescenti di fatto sono stati tollerati. Un errore?
“La voglia di divertirsi si può capire, ma ci si deve divertire con criterio e buon senso, sempre osservando le tre regole fondamentali: mascherina, adeguato distanziamento, lavaggio frequente e accurato delle mani. Si tratta di tre comportamenti in fondo banali e semplici da mettere in atto, ma che salvano tutti dall’infezione. Bisogna ricordare che questo virus è molto contagioso, bastano 10-15 minuti di contatto con un infetto a una distanza che non sia di sicurezza o senza mascherina per infettarsi a propria volta.
 
Ma se questo virus è contagioso e bastano pochi minuti di contatto con un positivo per infettarsi, perché all’interno di uno stesso gruppo di amici che si comportano allo stesso modo e frequentano gli stessi luoghi c’è chi si ammala e chi no?
“Perché si ammala chi ha un sistema immunitario che in quel momento non è capace di produrre anticorpi a sufficienza. O chi ha il diabete, o chi poco prima del contatto con un positivo ha sostenuto uno sforzo fisico importante, anche solo una partita di calcio, e il suo sistema immunitario non ha ancora recuperato”.

Anche ballare richiede un certo impegno fisico…
“Ballare richiede sforzo fisico, e aumentando lo sforzo aumenta la frequenza del respiro, e quindi anche l’emissione delle particelle che veicolano il virus. Per questo il rischio di contagio in discoteca è alto. E poi c’è la questione della distanza: ballare a distanza di sicurezza, come ballare con la mascherina, è praticamente impossibile. E comunque di fatto non accade, stando ai filmati e alle immagini che tutti abbiamo visto. Anche fuori dalle discoteche, nei luoghi di aggregazione e movida, mascherine e distanza non sono stati e non sono comportamenti diffusi. Avrebbero dovuto esserlo, dovrebbero esserlo”. 
 
Chi deve fare il tampone?
“Chiunque sia stato a contatto con una persona risultata positiva, anche se la persona positiva è asintomatica e si è asintomatici a propria volta. E naturalmente chi sa di aver avuto comportamenti a rischio e presenta sintomi “strani”, che sono perdita del senso dell’olfatto e del gusto, febbre anche più bassa di 38 gradi, un po’ di tosse”.
 

in riproduzione….

Sebbene meno che nelle settimane passate, ancora oggi molti ragazzi dicono “tanto, pure se mi prendo il coronavirus, non mi succede niente”. Ma non è così…
“No, non è così. Un’infezione virale di questo tipo può lasciare strascichi per diverse settimane: per esempio una miastenia, ovvero un senso di intensa e costante stanchezza. Una infiammazione a livello cardiologico. Può durare a lungo anche l’assenza del senso di gusto e olfatto, che secondo uno studio irlandese è frequente soprattutto nei giovani. Parliamo di effetti transitori, ma comunque di disagi. E di disagi evitabili. Noi non sappiamo cosa questo virus lascia in eredità una volta passata l’infezione, anche se lo si incontra a 20 anni”.
 

rep

Quindi le regole di comportamento vanno rispettate non soltanto per un senso di altruismo nei confronti di genitori e nonni (il che sarebbe per altro giusto, e anche sufficiente). Ma pure, più egoisticamente, per se stessi…
“Mettere in atto i comportamenti adeguati di protezione dall’infezione da coronavirus significa proteggere anche se stessi. Certamente. In ogni caso essere davvero maturi vuol dire tenere in conto la propria salute e quella delle persone a cui si vuole bene: genitori, nonni, parenti anziani. Che col Sars-cov-2 rischiano di più”.
 
Torniamo al tampone: cosa fare in caso di sintomi o di contatto con un positivo al Covid, o se si ritorna da zone ritenute pericolose?
“Bisogna avvisare la Asl di competenza che indirizza al centro o al drive in dove recarsi per sottoporsi al test. Chi torna in aereo da zone a rischio può trovare in aeroporto personale che effettua il test, ma oggi non tutti gli aeroporti sono attrezzati per questo. Va detto che molti ragazzi stanno chiedendo il test, c’è una consapevolezza e maturità, anche se acquisita in ritardo”.
 

rep

Infine, cose fare se il tampone è positivo?
“Mettersi in quarantena per 14 giorni. Quarantena non significa prigione: non necessariamente bisogna stare chiusi in una stanza, ma indossare sempre la mascherina e naturalmente mettere in atto tutte le altre misure di protezione dal virus. Dopo due settimane si ripete il tampone: se è negativo si ripete dopo 48 ore, e se anche il secondo tampone è negativo si è liberi. Oggi ancora non sappiamo quanto dura l’immunità, ma certamente possiamo contare su uno-due mesi di mesi protezione”. 
 
Se dovesse rivolgersi ai ragazzi direttamente cosa direbbe?
“Dimostrate di essere maturi, se a 18 anni si può votare e decidere chi ci governerà e amministrerà, anche voi direttamente potete decidere il vostro futuro e quello di chi avete intorno”.  

rep


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Samira Nasr alla guida di Harper’s Bazaar

Agosto 21, 2020 Commenti disabilitati su Samira Nasr alla guida di Harper’s Bazaar By admin

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Coronavirus: Spagna, 3.715 nuovi casi in 24 ore – Ultima Ora

Agosto 19, 2020 Commenti disabilitati su Coronavirus: Spagna, 3.715 nuovi casi in 24 ore – Ultima Ora By admin

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Cosa Sono Gli Imbuti Di Marketing

Agosto 19, 2020 Commenti disabilitati su Cosa Sono Gli Imbuti Di Marketing By admin

Cosa sono gli imbuti di marketing e come funzionano?

Gli imbuti di marketing sono una strategia di marketing esperta che comporta l’utilizzo di tattiche di marketing diverse a seconda del luogo in cui si trova l’acquirente. Ogni cliente passa attraverso determinate fasi prima di effettuare finalmente un acquisto. Questi passaggi possono essere considerati come un percorso lungo il quale un consumatore si muove per diventare cliente.

Quando i marketer si rivolgono a persone in fasi diverse con tattiche diverse, con l’obiettivo di mandarle più avanti lungo il percorso, utilizzano un imbuto di marketing.

Si chiama imbuto perché man mano che ci si muove lungo le tappe, si perdono i clienti. Come tale, se si inizia con 100 clienti in cima all’imbuto, solo una piccola parte di questi arriverà finalmente all’ultima fase ed effettuerà un acquisto. Pertanto, il numero di persone continua a diminuire ad ogni tappa ed è per questo che si chiama imbuto.

Cosa sono gli imbuti di marketing e come funzionano?
Fasi di un Imbuto Marketing
Perché dovreste avere un imbuto di marketing
Strategie di marketing per ogni fase dell’imbuto
Oltre l’imbuto…
Fasi di un imbuto di marketing
La maggior parte dei marketer categorizza le fasi di un imbuto di marketing basato sul popolare modello AIDA a 4 fasi. Questo modello segue il percorso del cliente dal primo punto di interazione alla conversione.

Tuttavia, gli imbuti per il marketing possono essere personalizzati e le fasi possono essere masturbate o ulteriormente suddivise, a seconda delle necessità. Alcuni marketer utilizzano un imbuto a tre fasi con la generazione di piombo, il nutrimento e la conversione come tre fasi. Alcuni aggiungono ulteriori fasi come la fidelizzazione dei clienti e il remarketing, dopo la fase di conversione.

Tuttavia, l’AIDA rimane ancora il modello più popolare e comunemente seguito, quindi, diamo un’occhiata più da vicino alle 4 fasi di un imbuto di marketing AIDA.

Imbuti di marketing
https://www.singlegrain.com/wp-content/uploads/2017/03/Marketing-Funnel-AIDA2.png

Consapevolezza
In questa fase, l’obiettivo principale è quello di far conoscere il vostro marchio e i vostri prodotti al pubblico a cui siete destinati. Questa è la fase dell’imbuto in cui tutti i vostri sforzi di marketing dovrebbero concentrarsi per attirare l’attenzione e raggiungere il maggior numero possibile di persone.

Diffondere la consapevolezza del marchio e attirare l’attenzione del pubblico definisce questa fase dell’imbuto del marketing. E il successo in questa fase riguarda il numero di contatti che si possono dirigere verso la fase successiva.

Interesse
Questa è la fase in cui le persone iniziano a sviluppare un interesse per il vostro marchio o per i vostri prodotti. Prendono in considerazione il vostro prodotto, insieme a quelli di altre marche e cominciano a conoscere le loro caratteristiche e i loro vantaggi.

Dal punto di vista del marketing, il vostro obiettivo in questa fase dovrebbe essere quello di informarli sulle caratteristiche del vostro prodotto, sui benefici e su come esso sia migliore di altri prodotti. Ciò contribuirà a rendere il vostro prodotto più attraente per loro.

Se avete una società di servizi, il vostro obiettivo sarebbe quello di comunicare come il vostro marchio si differenzia dagli altri e si adatta meglio al potenziale cliente.

Desiderio
Questa è la fase del viaggio di un acquirente in cui inizia a desiderare il vostro prodotto o servizio e ad avere un elevato intento di acquisto. Questa fase segna essenzialmente il passaggio da “mi piace” a “lo voglio”, dal punto di vista del cliente.

Dal punto di vista del marketing, questa è la fase in cui è necessario assicurarsi di fornire quella spinta e di convertire questi lead ad alto intento in clienti. Dovete interagire con i vostri potenziali clienti in modo da aumentare l’appetibilità del vostro prodotto.

Inoltre, il più delle volte, le fasi di Interesse e Desiderio vanno di pari passo e si svolgono quasi simultaneamente o in stretta successione. Queste due fasi possono, quindi, essere combinate in un’unica fase di nutrimento. L’obiettivo principale è quello di coinvolgere i consumatori e far sì che desiderino il vostro prodotto piuttosto che altri.

Azione
Questa è la fase finale di un imbuto di marketing durante la quale il consumatore compie l’azione desiderata e si trasforma in cliente. Qualsiasi materiale di marketing mirato ai clienti nella parte inferiore dell’imbuto dovrebbe trasmettere un senso di urgenza di agire.

Ragazzi, attenti alle infezioni sessuali

Agosto 17, 2020 Commenti disabilitati su Ragazzi, attenti alle infezioni sessuali By admin

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In Italia le persone con un’infezione sessuale confermata sono aumentate del 40% in meno di 30 anni. 134 mila i malati dal 1991 ad oggi; circa 5000 ogni anno, con un’impennata nel 2018 di ben 6574 infezioni. Giovanissimi: età media 33 anni. È il quadro che emerge dal “Notiziario” del Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma cosa sono le Ist, le infezioni sessualmente trasmesse, e perché è bene non sottovalutarle? Chi sono i più colpiti? E soprattutto, che fare per evitarle?

In aumento le IST meno conosciute

Non c’è solo l’Hiv, tutt’altro. Le Ist nel nostro Paese sono in netto aumento. A preoccupare gli esperti in particolare, infezioni come la gonorrea i cui casi sono raddoppiati in 3 anni, ma soprattutto l’impennata della clamidia, che registra un +30% negli ultimi dodici mesi. La sifilide poi, si diffonde a ritmo doppio rispetto al 2000 per uomini e donne eterosessuali, e addirittura 10 volte più velocemente per i maschi omosessuali. “Quando si parla di infezioni sessuali, si pensa sempre ad una malattia sola, ma in realtà ce ne sono anche molte altre”, avverte Barbara Suligoi, direttrice del Centro operativo Aids dell’Iss, l’Istituto superiore di Sanità. “Parliamo di infezioni virali come il papilloma virus umano (hpv), herpes genitali ed epatiti virali. Ma anche infezioni batteriche come la clamidia, la sifilide e la gonorrea”.

Un nemico pericoloso, difficile da individuare

 “Le Ist sono un mostro dalle mille facce con tempi di incubazione, manifestazione e sintomi anche molto diversi, ma che colpiscono tutte nel momento in cui siamo più vulnerabili”, spiega l’esperta. E soprattutto in maniera ‘discreta’. Una volta avvenuto il contagio infatti, in molti casi la malattia decorre senza sviluppare disturbi importanti o segni visibili sul corpo, rimanendo talvolta latente per anni. Le conseguenze però si faranno sentire nel lungo periodo. “La clamidia ad esempio, si manifesta spesso con sintomi assolutamente vaghi e trascurabili. Se non riconosciuta e trattata progredisce e si moltiplica, arrivando ad occludere le tube e non permettere più la gravidanza”. Una clamidia non curata può portare anche l’uomo alla sterilità. Manifestazioni asintomatiche o paucisintomatiche della clamidia si hanno per il 25% nei maschi con infezione e addirittura per il 75% nelle donne. “Stiamo assistendo negli ultimi decenni ad un aumento della procreazione medica assistita che è dovuto anche (non soltanto beninteso), ad infezioni da clamidia pregresse non diagnosticate e trattate”. Ma non è tutto. I virus delle Ist sono spesso oncogeni. Come sottolinea Suligoi, l’Hvp (il papilloma virus umano) provoca i condilomi ma può portare anche tumori al collo dell’utero, del pene e dell’ano. Il batterio della sifilide in stadio tardivo invece, può arrivare ad infettare gravemente organi come cuore, cervello e fegato.

Giovani e meno fortunati i più colpiti

Il dato più allarmante è senza dubbio la prevalenza delle infezioni sulla fascia d’età 15-24 anni. La frequenza dell’infezione da Chlamydia trachomatis ad esempio, è più che tripla per giovani e giovanissimi, rispetto a soggetti di età superiore. “Purtroppo questo è un trend ormai consolidato”, nota la professoressa. Ma per quale motivo proprio i giovani sono i più colpiti? La prima è una ragione di ordine fisiologico. “I tessuti dell’apparato genitale in adolescenza non sono ancora completamente maturi – osserva la direttrice del Coa – e questo li rende più fragili”. Poi c’è il lato comportamentale. “La curiosità in quel momento della vita è grande e i rapporti sessuali potrebbero essere, se non più frequenti, con più scambi di partner rispetto ad età più adulte”, prosegue. E questo aumenta il rischio di incontrare portatori di infezione, spesso inconsapevoli. “È fondamentale parlarne per creare una coscienza, specie negli individui che hanno meno mezzi per difendersi”. In effetti, analizzando i dati, salta agli occhi l’attitudine delle IST a penetrare strati di popolazione più vulnerabili non solo per ragioni demografiche, ma anche socio-economiche. Prova ne è che l’87% delle infezioni sessuali diagnosticate dal 1991 ad oggi ha colpito individui con livelli di istruzione medio-bassa. L’incidenza negli stranieri poi, è quasi raddoppiata dai livelli degli anni ‘90.

Parola d’ordine: prevenzione e diagnosi precoce

Ma che fare quindi per fermare le infezioni? “Al primo segnale a livello genitale che possa far pensare a qualcosa di strano, o per lo meno di inusuale, è opportuno andare dal medico di famiglia o dal ginecologo per un consulto”. Sovente le Ist esordiscono con piccoli puntini o verruchine, pruriti o bruciori in area genitale. Sono sintomi lievi, ma che non devono mai essere sottovalutati. I ragazzi peraltro, tendono a non trattare l’argomento con facilità, complice in molti casi la scarsa consapevolezza. “Esiste proprio per questo un numero verde gratuito ed anonimo gestito da Iss (800-861061), a cui rispondono medici, psicologi ed avvocati”. Gli specialisti offrono supporto personalizzato che va dagli aspetti medici e psicologici a quelli legali e possono anche fornire una lista di centri clinici e laboratori pubblici a cui rivolgersi gratuitamente. Il mezzo oggi più familiare per i giovani è però internet e spesso le informazioni sono spesso approssimative e fuorvianti: serve una bussola. “La trovano nel sito www.uniticontrolaids.it, dove ci sono tante informazioni sulle Ist e una comoda mappa della Penisola. Cliccando sulla città in cui ci si trova, esce un elenco di centri vicini a cui affidarsi per visite o consulti”. Insomma, è fondamentale che i ragazzi, spesso disorientati di fronte a disturbi che non conoscono, cerchino e trovino aiuto. “A questo punto, diagnosi precoce e terapia corretta riescono nella maggior parte dei casi ad evitare complicazioni”. Con l’avanzamento scientifico degli ultimi anni i test di laboratorio sono molto precisi e per la maggior parte poco invasivi. Ma la raccomandazione più importante rimane quella di praticare le regole del sesso sicuro. “Insieme all’utilizzo del preservativo – conclude Suligoi – è opportuno ridurre il numero di partner sessuali e restare sempre lucide/i durante il rapporto”. Meglio prevenire che curare.
 

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Coronavirus in 12 scuole Vestfalia, 2 richiudono – Ultima Ora

Agosto 14, 2020 Commenti disabilitati su Coronavirus in 12 scuole Vestfalia, 2 richiudono – Ultima Ora By admin

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