Monthly Archive Febbraio 2020

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Perché sposarsi in Puglia?

Terra rossastra, sole alto e caldo e masserie da favola. Questo e molto altro nella bellissima Puglia, regione meridionale che molto ha da offrire tra servizi e location indimenticabili per chi vuole dire un “sì” in un’atmosfera fiabesca. In termini statistici, il turismo matrimoniale è in continua crescita: sempre più imprenditori stranieri scelgono di sposarsi nel Magnifico Tacco d’Italia. Tra le campagne rustiche contornate da muretti a secco e i paesaggi marini davvero suggestivi che questa Terra ci sa dare.

Vediamo allora qualche buon motivo sul perchè scegliere la Puglia come location per il proprio matrimonio.

 

Le Location

La Puglia, grazie ad un passato storico davvero importante, ha ereditato numerosi castelli e Masserie che sono state trasformate in strutture alberghiere di lusso.

Primo su tutti Castello Monaci, dimora Cinquecentesca immersa nella terra scura ma illuminata costantemente dal sole. La maestosità di questa struttura architettonica ci fa rivivere i momenti conviviali che avvenivano durante il periodo nobiliare.

Una sorta di unione tra passato e presente che rende il matrimonio a dir poco principesco.

Se invece si vuole andare verso le Masserie, non si può far altro che fa riferimento a Masseria Torre Coccaro, a Savelletri.

Mentre se ci si vuole perdere nel lusso più sfrenato, il posto giusto è sicuramente Borgo Egnazia: un borgo artificiale dove la cura maniacale del dettaglio è diventato il punto di forza. La Location dei VIP tanto da attrarre anche Madonna a festeggiare il proprio compleanno.

 

Fotografia

Affidarsi ad un fotografo matrimonio salento ha i suoi vantaggi. I Wedding photographers del posto conoscono molto bene il posto e conoscono tutti i segreti per dare pregio ai loro scatti.

Dalle panoramiche sul mare, a scatti rubati nella natura incontaminata delle campagna pugliesi dove ulivi secolari e vitigni antichi regalano un paesaggio per nulla da sottovalutare.

Veri professionisti a vostra disposizione che faranno di tutto per imprimere la bellezza di un attimo in un solo scatto e rendendolo eterno agli occhi di quell’attimo l’ha vissuto sul serio.

 

La cucina pugliese

Inutile sottolineare quanto la cucina pugliese sia un ottimo biglietto da visita. Molti turisti amano il cibo e le ricette pugliese. Una cucina classica e prettamente contadina, condita da piatti e paste rigorosamente fatte a mano come le orecchiette alle cime di rapa.

Per non parlare del buon vino (dal Negroamaro al Primitivo, passando anche dal buon Verdeca) e dalla bontà del mare che questa terra ci offre.

Di motivi per scegliere la Puglia per il proprio matrimonio ce ne sono davvero tanti ed in questo articolo ne ho citato soltanto alcuni. Non perdere l’occasione di vivere un matrimonio da favola, vieni in Puglia.

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Coronavirus: due cure sperimentali. E l’attesa per il vaccino


CONTRO il nuovo Coronavirus SarsCoV2, non esistono al momento terapie specifiche, ma solo cure sperimentali. E mentre si assiste ad un aumento dei casi nel mondo, inclusa l’Italia, è corsa per la messa a punto di un vaccino. Al momento non ci sono dunque cure mirate: la malattia si tratta come i casi di influenza. Nei casi più gravi, ai pazienti viene praticato il supporto meccanico alla respirazione. Sulla base dei dati disponibili, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha suggerito una terapia antivirale sperimentale, correntemente utilizzata anche all’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma.

Tale terapia è basata su due farmaci: il lopinavir/ritonavir, un antivirale utilizzato per l’infezione da HIV e che mostra un’attività antivirale anche sui coronavirus, ed il remdesivir, un antivirale già utilizzato per la malattia da Virus Ebola e potenzialmente attivo contro l’infezione da nuovo coronavirus. Questi farmaci sono stati utilizzati anche per trattare i due coniugi cinesi (dei quali l’uomo è risultato nei giorni scorsi negativo e dunque guarito) ed il ricercatore italiano, anch’egli guarito, ricoverati allo Spallanzani.

“Tali farmaci – spiega l’Istituto – sono indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come i più promettenti sulla base dei dati disponibili”. In Cina, buoni risultati ha dimostrato pure una terapia che utilizza il plasma dei pazienti guariti ed uno dei malati di Covid-19, curato appunto con il plasma sanguigno raccolto da persone guarite, è stato dimesso nei giorni scorsi dall’ospedale della città-focolaio di Wuhan. In Cina, altri 10 pazienti saranno sottoposti a questa cura, mentre le autorità chiedono a un maggior numero di soggetti guariti di donare il proprio plasma. Intanto, passi avanti si stanno facendo anche sul fronte del vaccino, per la cui disponibilità si dovrà comunque ancora attendere vari mesi. Un primo gruppo di vaccini contro il coronavirus ha infatti prodotto anticorpi consentendo l’avvio di test sugli animali, ha annunciato il vice direttore del Dipartimento di Scienza e Tecnologia dello Zhejiang, Song Zhiheng. “Dato che lo sviluppo dei vaccini richiede un lungo ciclo, dobbiamo rispettare le regole scientifiche e portare avanti ricerche attente e sicure”, ha aggiunto Song. Le analisi sul virus e lo sviluppo del primo gruppo di vaccini sono stati condotti dalla Westlake University di Hangzhou e dal laboratorio provinciale di biologia.

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Karl Lagerfeld: un anno dopo la sua morte la leggenda continua

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Cadute rischiose per 100 mila anziani all’anno a causa del cuore


Frequenti e rischiose, le cadute sono una delle maggiori minacce per la salute degli anziani. Il problema riguarda ben 5 milioni di over 65 ogni anno e spesso avvengono in modo inspiegabile e senza che l’anziano ricordi nulla. Sono queste le cadute più insidiose, perché causate da una perdita di coscienza collegata a un problema del cuore, e solo in Italia sono circa 100 mila ogni anno. A spiegarlo sono gli esperti riuniti a Roma per il Congresso di Cardiologia Geriatrica, co-organizzato dalla Fondazione Internazionale Menarini.

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Nel 5-10% dei casi le cadute si traducono in fratture, traumi cranici e ferite che possono essere accompagnate anche da ansia e depressione. Nella maggior parte dei casi dipendono dalla perdita di equilibrio, da alcuni tipi di farmaci assunti, da ostacoli presenti in casa o da una scarsa illuminazione. Tuttavia il 30% degli anziani arriva in pronto soccorso per una caduta non spiegata e, in questo caso, nella metà dei casi la ragione è una sincope dovuta a motivi cardiovascolari.

Individuare questi soggetti è il compito delle “Unità di Sincopi e Cadute” nei pronto soccorso. Insieme all’Irlanda, l’Italia è stata il primo Paese europeo ad attivarle in 4 città: a fare da apripista è stato l’Ospedale Careggi di Firenze. “Qui gli anziani – spiega Andrea Ungar, responsabile della Falls and Syncope Unit del Careggi – grazie a un team composto da geriatra e cardiologo vengono sottoposti a numerosi esami per verificare se, all’origine della caduta c’è un’alterazione del ritmo cardiaco o una cardiopatia strutturale. La valutazione da parte del ‘team anti-caduta’ può dimezzare il rischio di ricoveri successivi, con una riduzione dei costi sanitari che arriva a oltre un terzo”.


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Libia: Di Maio, serve una missione Ue – Ultima Ora

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Zingaretti, Iv aiuta Salvini – Ultima Ora

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Nanodispositivi impiantabili contro l’epilessia – la Repubblica


DARE energia al cervello per gestirne gli eccessi elettrici che provocano le crisi epilettiche. E fornirla direttamente in profondità, solamente a piccole popolazioni di neuroni, e in quantità sufficiente ma non eccessiva per non alterare il funzionamento del resto del cervello. Ciò che oggi sembra fantascienza, tra una decina di anni potrebbe diventare routine clinica. Nuovi dispositivi di dimensioni nanometriche potrebbero venire impiantati nei soggetti epilettici resistenti ai farmaci eliminando le crisi in maniera definitiva e meno drastica della rimozione chirurgica di parte del tessuto nervoso. È questo l’ambizioso obiettivo del progetto IN-FET (Ion Neuromodulation for Epilepsy Treatment cioè neuromodulazione ionica per il trattamento dell’epilessia) presentato ufficialmente in questi giorni e del quale la Sissa di Trieste sarà centro di riferimento. Finanziato dalla Commissione Europea con oltre tre milioni di euro, il progetto si inserisce nel programma “Future Emerging Technologies” per sostenere ricerche di frontiera le cui ricadute possano essere di grande impatto sulla scienza e la società. E coinvolge, oltre all’istituto triestino, il consorzio interuniversitario per la Nanoelettronica formato dalle Università di Modena-Reggio Emilia e di Udine, le università di Ginevra, di Sheffield e le aziende Ibm e Multi Channel Systems.

L’epilessia colpisce più di 50 milioni di persone nel mondo – circa 550 mila in Italia – ed è una delle malattie neurologiche più frequenti. Nonché, fin dall’antichità, motivo di stigma sociale a causa delle periodiche crisi che causano perdita di coscienza, spasmi motori, alterazioni sensoriali, caduta o stato di assenza. I trattamenti farmacologici funzionano e sono largamente utilizzati ma in circa un terzo dei soggetti si rivelano inefficaci. In questi casi il ricorso alla chirurgia permette di guarire definitivamente o comunque di ridurre in misura considerevole il numero di crisi. “Tuttavia, si tratta di una procedura piuttosto invasiva che prevede la rimozione di una parte del tessuto cerebrale e dunque la possibile compromissione di altre funzioni” spiega Michele Giugliano, direttore del laboratorio di Dinamica Neuronale della SISSA. All’orizzonte si intravvede lo sbarco di terapie geniche “che tuttavia non sono prive di rischi: affinché siano efficaci si devono modificare il DNA delle cellule. E farlo nel cervello è complicato” riassume Giugliano, spiegando che “l’obiettivo del progetto è trovare un’alternativa ‘dolce’ che modifichi l’attività del cervello, attivando o spegnendo le cellule a seconda delle esigenze, sfruttando meccanismi di ispirazione fisiologica”.

IN-FET si concentrerà sui messaggeri chimici delle cellule nervose come il magnesio, il potassio e il calcio. “Il nostro cervello funziona attraverso impulsi elettrici generati dallo spostamento di ioni, cioè atomi o gruppi di atomi, dotati di carica elettrica” ricorda Giugliano. In particolare, le nuove macchine molecolari potrebbero misurare e manipolare l’attività degli ioni e la loro concentrazione. Come? Convertendo l’energia elettrica in energia chimica, facendo cioè il contrario di quanto avviene nelle comuni pile. Non a caso, il progetto affonda le radici in conoscenze provenienti da un ambito ben lontano dalle neuroscienze cioè quello delle batterie elettroniche di nuova generazione che utilizzano i cosiddetti polimeri elettroattivi. Si tratta di materiali che quando posti in un campo elettrico cambiano dimensione o forma.

 “Nell’epilessia si verifica una ipereccitabilità di alcune cellule cerebrali, un fenomeno che dipende proprio dal flusso di ioni. L’attività di queste cellule potrebbe essere modulata grazie all’impianto di alcuni di questi polimeri nel cervello: queste macchine molecolari di dimensioni nanometriche potrebbero intrappolare o rilasciare specifici ioni in modo che non possano più eccitare le cellule” riprende Giugliano. Un approccio simile potrebbe trovare impiego anche nella cura di altre malattie neurologiche come per esempio il Parkinson. Tuttavia, sono gli stessi ricercatori a predicare calma. Per quanto promettente, la strada è stata appena imboccata. “Si tratta di un progetto esplorativo: al momento stiamo lavorando su cellule in vitro. Di certo, i prossimi saranno anni molto stimolanti” sorride Giugliano.


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